Le cose migliori succedono sempre un po' per caso. Così può capitare di imbattersi in un sito che per gli amanti del trash anni '80 è davvero una miniera di risorse.
Tutto ciò ha un nome, e il nome è già tutto un programma, e il programma è già tutto un sito internet: www.orrorea33giri.com, con tanto di canale televisivo dedicato a "disgustosi tormentoni, capolavori nascosti o solo momenti imbarazzanti da non dimenticare". Piatto ricco, mi ci ficco.
Sul blog di Costantino della Gherardesca scopro Ubu, un sito con contenuti audio e video d'avanguardia, dove leggo:
"Quando nasce UbuWeb?
UbuWeb nasce nel novembre del 1996 come archivio per la poesia visuale e concreta, e successivamente anche per la poesia sonora. Nel corso degli anni UbuWeb ha abbracciato tutte le forme dell’avanguardia ed altro. I suoi parametri si espandono continuamente in tutte le direzioni."
...
"Come posso acquistare qualcosa dal vostro sito?
Tutto quello che è presente su UbuWeb non è in vendita. Tutto è gratis. Sappiamo che è difficile abituarsi all’idea, ma non c’è nessun negozio di souvenir che vi attende all’uscita del museo."
Già due ottime ragioni per navigarlo!
Volevo esprimere qualche opinione lisciaeghiacciata sulla rivoluzione francese del presidente Sarkozy, la graduale soppressione della pubblicità dalla tv pubblica nazionale, fino alla completa eliminazione prevista nel 2011.
E snocciolando qualche dato, volevo sottolineare la bontà della decisione dei cugini francesi - a quando in Italia? - per regolamentare il settore della pubblicità che quando è troppa è troppa, e bisogna dirlo, anche se mi piace tanto.
Vado sul sito del Corriere dove apprendo che "Alle 20 di lunedì, infatti, è scoccato lo storico stop alla pubblicità che ha riportato i francesi alla situazione di 40 anni fa. In molti lo hanno vissuto come un evento storico."
Ma un buona ricerca dell'informazione non si accontenta di una sola fonte, e quindi mi rivolgo all'Unità. La quale anch'essa dichiara che "alle 20, scoccava lo storico stop alla pubblicità che riporta in qualche modo alla situazione di 40 anni fa. In molti lo hanno vissuto come un evento storico,...". Sorprendente.
Ritorno sul Corriere. Al secondo paragrafo si parla delle posizioni favorevoli vs contrarie dei telespettatori e delle modifiche delle abitudini derivate dalla riforma Sarkozy. "In un recente sondaggio, del resto, [i telespettatori] si erano detti in grande maggioranza favorevoli alla soppressione della pubblicità. Ma, come succede spesso, ogni riforma comporta tempi di adattamento. Alcuni rimpiangono già i buoni vecchi 15 minuti di pubblicità che precedevano il film: «ne approfittavamo per spegnere la tv e parlare un po' in famiglia». Ora per parlare non c'è più tempo: il prime time comincia alle 20.35 e non più alle 20.50. Altri hanno dovuto adattare l'ora di cena per non perdere l'inizio dei programmi: «Abbiamo anticipato la cena con l'idea di mettere a letto i bimbi entro le 20.30, un quarto d'ora prima del solito, ma alla fine abbiamo perso l'inizio del tg».".
Sarà vero quanto affermano in via Solferino? In stato ansioso mi precipito sul giornale di Gramsci e, grazie al Cielo, mi rassereno subito leggendo anche lì che "in un recente sondaggio, si erano detti in grande maggioranza favorevoli alla soppressione della pubblicità. Ma, come succede spesso, ogni riforma comporta tempi di adattamento. Alcuni rimpiangono già i buoni vecchi 15 minuti di pubblicità che precedevano il film: «Ne approfittavamo per spegnere la tv e parlare un pò in famiglia», racconta Ondine di 23 anni. Ora per parlare non c'è più tempo: il prime time comincia alle 20.35 e non più alle 20.50. Altri hanno dovuto adattare l'ora di cena per non perdere l'inizio dei programmi, come Patrice e Helene, 39 e 37 anni: «Abbiamo anticipato la cena con l'idea di mettere a letto i bimbi entro le 20.30, un quarto d'ora prima del solito, ma alla fine abbiamo perso l'inizio del tg».
Dubbi dissipati. Per ora.
L'appuntamento con la notizia, però, non si ferma qui. Devo capire come mai Patrice e Helene, 39 e 37 anni, hanno "perso l'inizio del tg". Invoco Paolo Mieli e ricevo la risposta agognata corredata da altre informazioni: "Sì, perché ora il tg di France 2, principale rete pubblica, comincia prima, di due minuti (alle 19.58), e finisce alle 20.30 spaccate. Nella lotta per l'audience, a uscire vincitrice ieri sera è stata comunque la tv privata Tf1, la più seguita in Francia, che temeva migrazioni verso la concorrenza ed invece ha riunito davanti a un telefilm (iniziato a sua volta due minuti prima) 7,8 milioni di telespettatori. Erano 5,8 milioni a seguire il programma di reportage di France 2 e 3,3 il quiz di France 3. Ma l'appuntamento che i francesi non hanno saltato è stato quello con la loro fiction più amata, «Plus belle la vie», in onda su France 3: i suoi fedelissimi 6 milioni di spettatori quotidiani hanno fatto zapping al momento giusto, cioè dieci minuti prima del solito, alle 20.10 precise, rinunciando però a seguire il tg delle 20 su France 2."
Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. E poi lo sappiamo tutti che il Corriere è troppo moderato. Vediamo che cosa dicono i compagni. Magnanimi, anche loro mi rassicurano: Patrice e Helene hanno "perso l'appuntamento l'inizio del tg" perché..."Sì, perchè ormai il tg di France 2, principale rete pubblica,comincia anche lui prima, di due minuti (alle 19.58), e finisce alle 20.30 spaccate. Nella lotta per l'audience, a uscire vincitrice ieri sera è stata comunque la tv privata Tf1, la più seguita in Francia, che temeva migrazioni verso la concorrenza ed invece ha riunito davanti ad un telefilm (iniziato a sua volta due minuti prima) 7,8 milioni di telespettatori. Erano 5,8 milioni a seguire il programma di reportage di France 2 e 3,3 il quiz di France 3. Ma l'appuntamento che i francesi non hanno saltato è stato quello con la loro fiction più amata, «Plus belle la vie», in onda su France 3: i suoi fedelissimi 6 milioni di spettatori quotidiani hanno fatto zapping al momento giusto, cioè dieci minuti prima del solito, alle 20.10 precise, rinunciando però a seguire il tg delle 20 su France 2.".
Posso quasi dormire tranquillo.
Ma all'improvviso una domanda mi turbina nella mente: in tutto ciò, cosa avranno detto i sindacati? Già...e i sindacati?? Il Corriere mi soccorre ancora, e afferma stentoreo che I SINDACATI SONO CONTRO. I sindacati contro? Avverto un brivido lungo la schiena e vado avanti nella lettura: "Secondo i sindacati, però, la svolta rischia di aumentare la presa sui media del presidente, Nicolas Sarkozy: ora che i proventi pubblicitari svaniscono, dipenderanno infatti dal governo i finanziamenti necessari a investimenti e spese delle reti pubbliche. Così i sindacati e i socialisti all'opposizione sostengono che la riforma, annunciata da Sarkozy un anno fa, indebolirà le finanze dei quattro canali televisivi statali, portando a una riduzione dei posti di lavoro e rafforzando le reti private favorevoli al presidente. Mentre i dipendenti delle tv pubbliche hanno messo in atto scioperi e diverse forme di agitazione. In questa fase sperimentale, comunque, le tv pubbliche non trasmetteranno pubblicità solo tra le 20 e le 6 del mattino, ma il bando totale è previsto nel 2011."
I sindacati sono contro, allora. Inaspettato colpo di coda. Sconfortato cerco una smentita sull'Unità. Invece Concita, niente. Si è fermata un paragrafo prima. Corriere e Unità hanno dato la notizia con una identità di vedute "addirittura" letterale. D'un tratto, poi, qualcosa è cambiato. Cerco il motivo sul Corriere. Zero. Vado sull'Unità. Zero e porto zero. Misteri dell'informazione.
Mi sento un po' come Nanni Moretti in Aprile.
Secondo quanto riportato da Opennet, un progetto di ricerca internazionale che studia lo stato della libertà della Rete nel mondo, in Cina il 33% del web non è accessibile agli utenti.
Da anni il maglio del governo di Pechino si abbatte sul web imponendo ai motori di ricerca un sistema di filtering che blocca i siti sgraditi quando vengono digitate parole chiave "pericolose" come, ad esempio, "Falung Gong".
In un recente studio compiuto su 393 siti internet, il principale motore di ricerca cinese, Baidu, ne ha censurati il 24,6%; Google il 15,2%; Yahoo ne ha bloccati il 15,7% e Microsoft il 20,8%.
Per far provare ai netizen occidentali la capillarità della censura cinese sul web è stato sviluppato China Channel, un add-on per Firefox che associa al computer un indirizzo ip cinese simulando così una navigazione entro i confini della grande muraglia.
China Channel Screencast from fi5e on Vimeo.
Diesel, il marchio creato da Renzo Rosso, ha appena festeggiato trent'anni e lo ha fatto in grande stile con eventi in 17 città del mondo.
Geniale il video promo dell'evento, per un marchio che nelle sue campagne di comunicazione tratta da sempre il tema dell'eros in modo trasgressivo e ironico.