Compagno che navighi nei mari insidiosi dei signori della niù (war) economi, googlimici, yahoojihadisti, startuppettari col pallino del punto zero. Tu che non cedi alle tentazioni del digital cent e te ne infischi dell’analogic dollar. Tu che non hai mai creduto al “Dont’ be evil” di Montain View. Tu ostinato seguace del mito proletario, da oggi hai un nuovo strumento al tuo fianco: Cheogle (!!), il motore di ricerca rosso.
Obiettivo rivoluzionario: "fornire risultati nelle ricerche favorendo sulle prime pagine i siti delle piccole aziende in crescita, associazioni, società che a causa dell’alto Page Rank dei siti delle multinazionali verrebbero soppresse dagli altri motori di ricerca, finendo nelle ultime pagine di ricerca e rendendo la loro presenza su Internet minima".
Spazio dedicato alla cronaca nera nelle televisioni Rai, Mediaset e La 7 dal 2003 al 2007. Fonte: Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva, via.
Le cose migliori succedono sempre un po' per caso. Così può capitare di imbattersi in un sito che per gli amanti del trash anni '80 è davvero una miniera di risorse.
Tutto ciò ha un nome, e il nome è già tutto un programma, e il programma è già tutto un sito internet: www.orrorea33giri.com, con tanto di canale televisivo dedicato a "disgustosi tormentoni, capolavori nascosti o solo momenti imbarazzanti da non dimenticare". Piatto ricco, mi ci ficco.
Beh, se dopo tre giorni bisogna aggiornare il post, sembra che le reazioni alla campagna a favore dell’ateismo promossa dall’Uaar non si siano fatte attendere.
Stavolta sono apparse sotto le spoglie della IGPDecaux, concessionaria degli spazi pubblicitari del Comune di Genova, che ha negato la vendita degli spazi pubblicitari sugli autobus dell’Amt richiesti dall’Unione atei per la loro iniziativa da lanciare il 4 febbraio.
La motivazione ufficiale fornita da IGPDecaux è che il messaggio della campagna ideata dall’Unione atei sarebbe "lesivo delle convinzioni religiose delle persone" e contrario agli articoli 10 e 46 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria.
Una vera prova di maturità da parte della concessionaria, insomma, che stranamente sembra allinearsi alle posizioni di coloro che nei giorni scorsi avevano dettato la loro linea guida anche agli autisti dell’Amt, invitandoli addirittura all’obiezione di coscienza qualora la campagna fosse partita.
"Sembra che in questo paese non ci sia spazio per dichiararsi atei, che sia qualcosa di cui parlare con vergogna, o non parlare affatto, pena la censura. Alla IGP vorremmo chiedere se direbbero davvero di no a uno slogan che sostiene che Dio esiste» dichiara il segretario dell'Uaar, Raffaele Càrcano, annunciando, inoltre, che i propri legali stanno esaminando il caso ed entro breve tempo l'associazione deciderà come proseguire.
Sull’argomento è intervenuto anche Paolo Villaggio con una lettera apparsa su Repubblica.
Se la campagna dell’Uaar è perciò al momento ferma, prosegue invece la raccolta dei fondi.
"Dio c'è". Sulle autostrade e sotto i cavalcavia. "Dio è morto", scriveva Nietzsche, e Guccini lo cantava anni dopo. "Dio è morto, Marx è morto e anch'io non mi sento tanto bene", chiosava Woody Allen." Credo di sapere cosa si prova ad essere Dio", un modesto Pablo Picasso. "Dio, Patria e Famiglia", secondo Mussolini, che non aveva seguito il discorso. "Dio è uno scandalo, ma uno scandalo che rende bene", un prosaico Baudelaire. "Gli atei annoiano perché parlano sempre di Dio", opinione di Heinrich Boll. "Io, grazie a Dio, sono sempre stato ateo", ringraziava Bunuel.
Già per l'idea, la campagna a favore dell'ateismo promossa dall'UAAR (Unione atei e agnostici razionalisti) merita un premio.
Preti, papi, e frati occupano quotidianamente gli spazi mediatici? Arriva la risposta dell’UAAR che "intende, pagando questa campagna pubblicitaria, riconquistare all’incredulità un po’ di quella par condicio che i mass media stentano a riconoscerle."
Si parte da Genova, la sede arcivescovile del presidente della CEI Bagnasco, dove dal 4 febbraio circoleranno due autobus con le fiancate ricoperte da un messaggio semplice e chiaro "che vuole invitare a riflettere, con l'aggiunta di un pizzico di fiducia e ottimismo in chiave umanista": <<La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno>>.
"Dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento del gay pride, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l`Uaar ha deciso di riprendersi un po` di par condicio. E di fare pubblicità all`incredulità", spiega il segretario generale dell'Associazione, Raffaele Carcano.
Successivamente al lancio della campagna nel capoluogo ligure, l'idea dei promotori è di proseguirla anche in altre città e per questa ragione lanciano un appello per raccogliere fondi.
L'iniziativa italiana segue quelle già organizzate in Inghilterra, Stati Uniti, Spagna e Australia dove hanno sollevato un vespaio ma anche goduto di una vasta visibilità.
Volevo esprimere qualche opinione lisciaeghiacciata sulla rivoluzione francese del presidente Sarkozy, la graduale soppressione della pubblicità dalla tv pubblica nazionale, fino alla completa eliminazione prevista nel 2011.
E snocciolando qualche dato, volevo sottolineare la bontà della decisione dei cugini francesi - a quando in Italia? - per regolamentare il settore della pubblicità che quando è troppa è troppa, e bisogna dirlo, anche se mi piace tanto.
Vado sul sito del Corriere dove apprendo che "Alle 20 di lunedì, infatti, è scoccato lo storico stop alla pubblicità che ha riportato i francesi alla situazione di 40 anni fa. In molti lo hanno vissuto come un evento storico."
Ma un buona ricerca dell'informazione non si accontenta di una sola fonte, e quindi mi rivolgo all'Unità. La quale anch'essa dichiara che "alle 20, scoccava lo storico stop alla pubblicità che riporta in qualche modo alla situazione di 40 anni fa. In molti lo hanno vissuto come un evento storico,...". Sorprendente.
Ritorno sul Corriere. Al secondo paragrafo si parla delle posizioni favorevoli vs contrarie dei telespettatori e delle modifiche delle abitudini derivate dalla riforma Sarkozy. "In un recente sondaggio, del resto, [i telespettatori] si erano detti in grande maggioranza favorevoli alla soppressione della pubblicità. Ma, come succede spesso, ogni riforma comporta tempi di adattamento. Alcuni rimpiangono già i buoni vecchi 15 minuti di pubblicità che precedevano il film: «ne approfittavamo per spegnere la tv e parlare un po' in famiglia». Ora per parlare non c'è più tempo: il prime time comincia alle 20.35 e non più alle 20.50. Altri hanno dovuto adattare l'ora di cena per non perdere l'inizio dei programmi: «Abbiamo anticipato la cena con l'idea di mettere a letto i bimbi entro le 20.30, un quarto d'ora prima del solito, ma alla fine abbiamo perso l'inizio del tg».".
Sarà vero quanto affermano in via Solferino? In stato ansioso mi precipito sul giornale di Gramsci e, grazie al Cielo, mi rassereno subito leggendo anche lì che "in un recente sondaggio, si erano detti in grande maggioranza favorevoli alla soppressione della pubblicità. Ma, come succede spesso, ogni riforma comporta tempi di adattamento. Alcuni rimpiangono già i buoni vecchi 15 minuti di pubblicità che precedevano il film: «Ne approfittavamo per spegnere la tv e parlare un pò in famiglia», racconta Ondine di 23 anni. Ora per parlare non c'è più tempo: il prime time comincia alle 20.35 e non più alle 20.50. Altri hanno dovuto adattare l'ora di cena per non perdere l'inizio dei programmi, come Patrice e Helene, 39 e 37 anni: «Abbiamo anticipato la cena con l'idea di mettere a letto i bimbi entro le 20.30, un quarto d'ora prima del solito, ma alla fine abbiamo perso l'inizio del tg».
Dubbi dissipati. Per ora.
L'appuntamento con la notizia, però, non si ferma qui. Devo capire come mai Patrice e Helene, 39 e 37 anni, hanno "perso l'inizio del tg". Invoco Paolo Mieli e ricevo la risposta agognata corredata da altre informazioni: "Sì, perché ora il tg di France 2, principale rete pubblica, comincia prima, di due minuti (alle 19.58), e finisce alle 20.30 spaccate. Nella lotta per l'audience, a uscire vincitrice ieri sera è stata comunque la tv privata Tf1, la più seguita in Francia, che temeva migrazioni verso la concorrenza ed invece ha riunito davanti a un telefilm (iniziato a sua volta due minuti prima) 7,8 milioni di telespettatori. Erano 5,8 milioni a seguire il programma di reportage di France 2 e 3,3 il quiz di France 3. Ma l'appuntamento che i francesi non hanno saltato è stato quello con la loro fiction più amata, «Plus belle la vie», in onda su France 3: i suoi fedelissimi 6 milioni di spettatori quotidiani hanno fatto zapping al momento giusto, cioè dieci minuti prima del solito, alle 20.10 precise, rinunciando però a seguire il tg delle 20 su France 2."
Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. E poi lo sappiamo tutti che il Corriere è troppo moderato. Vediamo che cosa dicono i compagni. Magnanimi, anche loro mi rassicurano: Patrice e Helene hanno "perso l'appuntamento l'inizio del tg" perché..."Sì, perchè ormai il tg di France 2, principale rete pubblica,comincia anche lui prima, di due minuti (alle 19.58), e finisce alle 20.30 spaccate. Nella lotta per l'audience, a uscire vincitrice ieri sera è stata comunque la tv privata Tf1, la più seguita in Francia, che temeva migrazioni verso la concorrenza ed invece ha riunito davanti ad un telefilm (iniziato a sua volta due minuti prima) 7,8 milioni di telespettatori. Erano 5,8 milioni a seguire il programma di reportage di France 2 e 3,3 il quiz di France 3. Ma l'appuntamento che i francesi non hanno saltato è stato quello con la loro fiction più amata, «Plus belle la vie», in onda su France 3: i suoi fedelissimi 6 milioni di spettatori quotidiani hanno fatto zapping al momento giusto, cioè dieci minuti prima del solito, alle 20.10 precise, rinunciando però a seguire il tg delle 20 su France 2.".
Posso quasi dormire tranquillo.
Ma all'improvviso una domanda mi turbina nella mente: in tutto ciò, cosa avranno detto i sindacati? Già...e i sindacati?? Il Corriere mi soccorre ancora, e afferma stentoreo che I SINDACATI SONO CONTRO. I sindacati contro? Avverto un brivido lungo la schiena e vado avanti nella lettura: "Secondo i sindacati, però, la svolta rischia di aumentare la presa sui media del presidente, Nicolas Sarkozy: ora che i proventi pubblicitari svaniscono, dipenderanno infatti dal governo i finanziamenti necessari a investimenti e spese delle reti pubbliche. Così i sindacati e i socialisti all'opposizione sostengono che la riforma, annunciata da Sarkozy un anno fa, indebolirà le finanze dei quattro canali televisivi statali, portando a una riduzione dei posti di lavoro e rafforzando le reti private favorevoli al presidente. Mentre i dipendenti delle tv pubbliche hanno messo in atto scioperi e diverse forme di agitazione. In questa fase sperimentale, comunque, le tv pubbliche non trasmetteranno pubblicità solo tra le 20 e le 6 del mattino, ma il bando totale è previsto nel 2011."
I sindacati sono contro, allora. Inaspettato colpo di coda. Sconfortato cerco una smentita sull'Unità. Invece Concita, niente. Si è fermata un paragrafo prima. Corriere e Unità hanno dato la notizia con una identità di vedute "addirittura" letterale. D'un tratto, poi, qualcosa è cambiato. Cerco il motivo sul Corriere. Zero. Vado sull'Unità. Zero e porto zero. Misteri dell'informazione.