Bourbon - neolog

   notizie e opinioni lisce o ghiacciate

 



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lunedì, 09 marzo 2009
 

Navigatori di tutto il mondo

ImmagineCompagno che navighi nei mari insidiosi dei signori della niù (war) economi, googlimici, yahoojihadisti, startuppettari col pallino del punto zero. Tu che non cedi alle tentazioni del digital cent e te ne infischi dell’analogic dollar. Tu che non hai mai creduto al “Dont’ be evil” di Montain View. Tu ostinato seguace del mito proletario, da oggi hai un nuovo strumento al tuo fianco: Cheogle (!!), il motore di ricerca rosso.

Obiettivo rivoluzionario: "fornire risultati nelle ricerche favorendo sulle prime pagine i siti delle piccole aziende in crescita, associazioni, società che a causa dell’alto Page Rank dei siti delle multinazionali verrebbero soppresse dagli altri motori di ricerca, finendo nelle ultime pagine di ricerca e rendendo la loro presenza su Internet minima".

Finanziamenti: Google Adsense (perché no?)

 

Sponsored by Ernesto “Che” Guevara.



mercoledì, 07 gennaio 2009
 

Chicchecosadovequandoccomeepperché. Post lungo ma non troppo.

Volevo esprimere qualche opinione lisciaeghiacciata sulla rivoluzione francese del presidente Sarkozy, la graduale soppressione della pubblicità dalla tv pubblica nazionale, fino alla completa eliminazione prevista nel 2011.

E snocciolando qualche dato, volevo sottolineare la bontà della decisione dei cugini francesi - a quando in Italia? - per regolamentare il settore della pubblicità che quando è troppa è troppa, e bisogna dirlo, anche se mi piace tanto.

Vado sul sito del Corriere dove apprendo che "Alle 20 di lunedì, infatti, è scoccato lo storico stop alla pubblicità che ha riportato i francesi alla situazione di 40 anni fa. In molti lo hanno vissuto come un evento storico."

Ma un buona ricerca dell'informazione non si accontenta di una sola fonte, e quindi mi rivolgo all'Unità. La quale  anch'essa dichiara che "alle 20, scoccava lo storico stop alla pubblicità che riporta in qualche modo alla situazione di 40 anni fa. In molti lo hanno vissuto come un evento storico,...". Sorprendente.

Ritorno sul Corriere. Al secondo paragrafo si parla delle posizioni favorevoli vs contrarie dei telespettatori e delle modifiche delle abitudini derivate dalla riforma Sarkozy. "In un recente sondaggio, del resto, [i telespettatori] si erano detti in grande maggioranza favorevoli alla soppressione della pubblicità. Ma, come succede spesso, ogni riforma comporta tempi di adattamento. Alcuni rimpiangono già i buoni vecchi 15 minuti di pubblicità che precedevano il film: «ne approfittavamo per spegnere la tv e parlare un po' in famiglia». Ora per parlare non c'è più tempo: il prime time comincia alle 20.35 e non più alle 20.50. Altri hanno dovuto adattare l'ora di cena per non perdere l'inizio dei programmi: «Abbiamo anticipato la cena con l'idea di mettere a letto i bimbi entro le 20.30, un quarto d'ora prima del solito, ma alla fine abbiamo perso l'inizio del tg».".

Sarà vero quanto affermano in via Solferino? In stato ansioso mi precipito sul giornale di Gramsci e, grazie al Cielo, mi rassereno subito leggendo anche lì che "in un recente sondaggio, si erano detti in grande maggioranza favorevoli alla soppressione della pubblicità. Ma, come succede spesso, ogni riforma comporta tempi di adattamento. Alcuni rimpiangono già i buoni vecchi 15 minuti di pubblicità che precedevano il film: «Ne approfittavamo per spegnere la tv e parlare un pò in famiglia», racconta Ondine di 23 anni. Ora per parlare non c'è più tempo: il prime time comincia alle 20.35 e non più alle 20.50. Altri hanno dovuto adattare l'ora di cena per non perdere l'inizio dei programmi, come Patrice e Helene, 39 e 37 anni: «Abbiamo anticipato la cena con l'idea di mettere a letto i bimbi entro le 20.30, un quarto d'ora prima del solito, ma alla fine abbiamo perso l'inizio del tg».

Dubbi dissipati. Per ora.

L'appuntamento con la notizia, però, non si ferma qui. Devo capire come mai Patrice e Helene, 39 e 37 anni, hanno "perso l'inizio del tg". Invoco Paolo Mieli e ricevo la risposta agognata corredata da altre informazioni: "Sì, perché ora il tg di France 2, principale rete pubblica, comincia prima, di due minuti (alle 19.58), e finisce alle 20.30 spaccate. Nella lotta per l'audience, a uscire vincitrice ieri sera è stata comunque la tv privata Tf1, la più seguita in Francia, che temeva migrazioni verso la concorrenza ed invece ha riunito davanti a un telefilm (iniziato a sua volta due minuti prima) 7,8 milioni di telespettatori. Erano 5,8 milioni a seguire il programma di reportage di France 2 e 3,3 il quiz di France 3. Ma l'appuntamento che i francesi non hanno saltato è stato quello con la loro fiction più amata, «Plus belle la vie», in onda su France 3: i suoi fedelissimi 6 milioni di spettatori quotidiani hanno fatto zapping al momento giusto, cioè dieci minuti prima del solito, alle 20.10 precise, rinunciando però a seguire il tg delle 20 su France 2."

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. E poi lo sappiamo tutti che il Corriere è troppo moderato. Vediamo che cosa dicono i compagni. Magnanimi, anche loro mi rassicurano: Patrice e Helene hanno "perso l'appuntamento l'inizio del tg" perché..."Sì, perchè ormai il tg di France 2, principale rete pubblica,comincia anche lui prima, di due minuti (alle 19.58), e finisce alle 20.30 spaccate. Nella lotta per l'audience, a uscire vincitrice ieri sera è stata comunque la tv privata Tf1, la più seguita in Francia, che temeva migrazioni verso la concorrenza ed invece ha riunito davanti ad un telefilm (iniziato a sua volta due minuti prima)  7,8 milioni di telespettatori. Erano 5,8 milioni a seguire il programma di reportage di France 2 e 3,3 il quiz di France 3. Ma l'appuntamento che i francesi non hanno saltato è stato quello con la loro fiction più amata, «Plus belle la vie», in onda su France 3: i suoi fedelissimi 6 milioni di spettatori quotidiani hanno fatto zapping al momento giusto, cioè dieci minuti prima del solito, alle 20.10 precise, rinunciando però a seguire il tg delle 20 su France 2.". 

Posso quasi dormire tranquillo. 

Ma all'improvviso una domanda mi turbina nella mente: in tutto ciò, cosa avranno detto i sindacati? Già...e i sindacati?? Il Corriere mi soccorre ancora, e afferma stentoreo che I SINDACATI SONO CONTRO. I sindacati contro? Avverto un brivido lungo la schiena e vado avanti nella lettura: "Secondo i sindacati, però, la svolta rischia di aumentare la presa sui media del presidente, Nicolas Sarkozy: ora che i proventi pubblicitari svaniscono, dipenderanno infatti dal governo i finanziamenti necessari a investimenti e spese delle reti pubbliche. Così i sindacati e i socialisti all'opposizione sostengono che la riforma, annunciata da Sarkozy un anno fa, indebolirà le finanze dei quattro canali televisivi statali, portando a una riduzione dei posti di lavoro e rafforzando le reti private favorevoli al presidente. Mentre i dipendenti delle tv pubbliche hanno messo in atto scioperi e diverse forme di agitazione. In questa fase sperimentale, comunque, le tv pubbliche non trasmetteranno pubblicità solo tra le 20 e le 6 del mattino, ma il bando totale è previsto nel 2011."

I sindacati sono contro, allora. Inaspettato colpo di coda. Sconfortato cerco una smentita sull'Unità. Invece Concita, niente. Si è fermata un paragrafo prima. Corriere e Unità hanno dato la notizia con una identità di vedute "addirittura" letterale. D'un tratto, poi, qualcosa è cambiato. Cerco il motivo sul Corriere. Zero. Vado sull'Unità. Zero e porto zero. Misteri dell'informazione.

Mi sento un po' come Nanni Moretti in Aprile.

 



venerdì, 02 gennaio 2009
 

Do Schools Kill Creativity?

creativitĂ Che cos'è la creatività? Ken Robinson, uno dei maggiori esperti mondiali del fenomeno, la definisce come il "processo di avere idee originali che hanno un valore" e "deriva dall'interazione di approcci disciplinari diversi nel vedere le cose".

In passato l'istituzione scolastica ha ignorato l'importanza dell'insegnamento di discipline quali arte, musica, danza, e si è concentrata sulle materie lavorativamente più proficue che rispondevano ai bisogni  dell'industrializzazione. Ma questa pesante eredità è ancora presente nel sistema educativo attuale, con la conseguenza che "molte persone talentuose e creative pensano di non esserlo perché le materie nelle quali andavano meglio a scuola non sono state valorizzate".

In questo bellissimo intervento presentato al TED, un appuntamento annuale dove si incontrano i più importanti studiosi e pensatori per tenere conferenze su Tecnologia, Entertainment e Design, Ken Robinson spiega perché oggi la scuola deve cambiare approccio educativo e potenziare l'insegnamento di quelle materie che completano lo sviluppo dell'essere umano.

Traduzione e sottotitoli in italiano realizzati da Andrea Benassi.


Ted Robinson - Do Schools Kill Creativity? from Andrea Benassi on Vimeo.


domenica, 06 gennaio 2008
 

Non è Zuppa

Intanto Buon Anno! ;) Vabbè, come da alcuni mesi a questa parte, poco tempo in Internet e meno ancora a spulciare quello che di bello ci offre. Di tanto in tanto però scovo delle perle che vale la pena segnalare.

Per quanto riguarda il webmarketing, è la volta di Zooppa, la prima start-up italiana di social advertising. Iniziativa davvero notevole, nata ad aprile 2007 presso H-Farm, una delle realtà più all’avanguardia del nostro Paese nel settore delle ICT.

Zooppa è una piattaforma che consente alle aziende di creare campagne di comunicazione online sfruttando le potenzialità del web2.0. L’idea è semplice ed allo stesso tempo efficace: le aziende/sponsor scelgono il tema della campagna e indicono una competizione aperta alla comunità dei zooppers. Al termine della gara la community decreta lo spot vincente che viene premiato con un assegno in Zooppadollars, equivalenti a veri dollari americani.

In questo modo le aziende guadagnano in immagine grazie all’effetto virale scatenato dai video, mentre gli utenti che partecipano alla competizione, oltre all’incentivo offerto dal premio, sfruttano l’occasione per sbizzarrire la propria creatività e farsi notare. Non di rado infatti gli spot hanno una qualità quasi professionale, a conferma che la piattaforma è diventata in pochi mesi anche una vetrina per creativi e pubblicitari che possono così dimostrare il proprio talento senza vincoli.

Quali saranno quindi gli sviluppi di queste nuove forme di pubblicità? Difficile ancora prevederlo, ma a giudicare dal numero di aziende che hanno già investito in questo nuovo modello di advertising, si preannunciano delle più rosee.



sabato, 31 marzo 2007
 

Contrordine compagni!

Negli ultimi anni le funzioni del Marketing e della Comunicazione aziendale sono spesso confuse con la licenza di attuare strategie di persuasione subdole ai danni dei consumatori. Diventa sempre più necessario quindi ridefinire la grammatica di pratiche che ben utilizzate contribuiscono ad elevare la conoscenza dei vari soggetti, consumatori in primis, coinvolti nel mercato. A tal proposito è interessante leggere l'intervento critico che Maurizio Chiesura, ex presidente dell'Associazione Italiana di Marketing, ha presentato ad un recente convegno e riportato anche da questo blog tematico. 

"Il marketing è stato un acceleratore dell’economia di mercato ed ha fortemente contribuito al progresso, ed allo sviluppo economico e sociale dei Paesi occidentali.
Non intendo quindi mettere in discussione la validità di ciò che il marketing ha fatto, ma di ciò che il marketing sta facendo o meglio di come oggi alcuni professionisti della materia lo interpretano.

Tanti sono i casi dove il marketing:
• finge un valore che non c’è;
• convince il consumatore di significati che non ci sono,
• brucia risorse per spiegare al consumatore significati che egli conosce già.

Chi ritiene che le ragioni del business e del profitto immediato giustifichino qualsiasi scelta dell’impresa spesso si abbandona ad un marketing corsaro ed aggressivo finalizzato a difendere oligopoli, a sostenere speculazioni od a sfruttare debolezze dei potenziali consumatori.
È sotto accusa quel marketing che ha contribuito a tenere alle stelle in Italia il prezzo del latte in polvere. È sotto accusa quel marketing che vede nella legge in difesa della Privacy, un “ostacolo” al proprio operato, un ostacolo quindi da aggirare, da ingannare, da ignorare. È sotto accusa quel marketing che per fidelizzare i clienti suggerisce di aggiungere nicotina alle sigarette così da aumentare la dipendenza nei fumatori.

La rivista scientifica Neuron ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca scientifica condotta negli USA dove alcuni neuroscienziati hanno scoperto - con la risonanza magnetica - che la pubblicità agisce sulle 2 aree del cervello che sono deputate alla percezione del piacere e della gratificazione, e sono le stesse coinvolte nelle malattie psichiatriche come la depressione. Ciò evidenzia come il Marketing o meglio la comunicazione di marketing sia una componente al tempo stesso potente e pericolosa se usata da specialisti che puntano a legare, condizionare, plasmare i clienti anziché a creare più valore per loro.

Alle aziende che devono adattarsi ai rapidi cambiamenti dello scenario mondiale necessita soprattutto un marketing che analizza e ricerca, che rileva i problemi ed i bisogni dei clienti, che stimola l’innovazione, il confronto, l’ascolto. Il modo attuale di fare marketing è invece troppo sbilanciato verso la “comunicazione”. Il marketing deve essere di più studio del mercato, di più analisi dei bisogni, di più comprensione di come evolve il mondo; il marketing deve essere di più una filosofia di gestione, che stimola la creazione di valore per gli stakeholder promuovendo innovazione e miglioramento, c’è bisogno di un marketing creativo incisivo anche nel “problem finding” e nel “problem solving” e non solo nelle tecniche e nelle modalità di comunicare.
Il modo attuale di fare marketing non ha aiutato a sufficienza le imprese a vivere positivamente la globalizzazione dei mercati. Anche il marketing ha contribuito a far vivere la Cina come una minaccia anziché come un’opportunità, venendo meno alle premesse su cui era nato e si è sviluppato.

Va criticato quel marketing incapace di spingere le imprese nei mercati che stanno sviluppandosi tumultuosamente. Quel marketing incapace di promuovere internamente alle imprese i cambiamenti necessari per mantenerle competitive.
Molti attori e protagonisti del marketing attuale infatti pensano soprattutto a “giocare contro i concorrenti” piuttosto che a giocare per i clienti, per i consumatori, per i cittadini. Tutto ciò nasce dal fatto che il marketing attuale ha un rapporto conflittuale con la CONCORRENZA, cioè con la propria mamma!

Il marketing attuale, un po’ invecchiato ed un po’ autoreferenziale, gioca in difesa nei confronti della concorrenza, si è “dimenticato” che la concorrenza è un bene pubblico perché è un agente di sviluppo e di giustizia sociale.

La concorrenza porta al superamento delle “rendite” derivanti da situazioni di monopolio e di oligopolio, la concorrenza abbassa i prezzi, la concorrenza da più potere ai consumatori, la concorrenza stimola la qualità ed il miglioramento, la concorrenza è il fattore che rende efficiente l’economia di mercato ed è proprio la concorrenza che ha ispirato i principi alla base del marketing.

Stiamo vivendo un marketing di “difesa” che:
• punta più a convincere che a soddisfare, (si impegna più a comunicare che a capire),
• punta più alla forma che alla sostanza, (si preoccupa più della confezione che del contenuto),
• punta più ad affascinare che ad informare, (la capacità di emozionare è più importante delle capacità di problem finding e di problem solving).

Non è quindi il marketing che chiedo di condannare bensì il modo difensivo, conservativo, autoreferenziale e coercitivo con cui alcuni suoi interpreti lo applicano.
Condannare le sempre più frequenti “iperboli del marketing” forse stimolerà il rinnovamento della disciplina, disciplina che è una risorsa utilissima per chi intende promuovere uno sviluppo sostenibile.

Il marketing non deve cambiare, deve semplicemente tornare alle origini, perchè questo marketing predatorio non crea più valore per nessuno."

postato da barboun | 16:22 | commenti (3)
economia, attualitĂ 


martedì, 27 marzo 2007
 

O la Borsa o la vita

Non è un caso se le più recenti indagini sullo stato della Rete danno il blog di Beppe Grillo ai primi posti tra i siti più visitati al mondo.
Il motivo del suo successo è l'opera di informazione che costantemente porta avanti nelle piazze e da qualche anno sul suo sito internet.
I detrattori potrebbero insinuare che il suo impegno sia in qualche modo calcolato, ma questo dubbio svanisce di fronte all'incontestabile veridicità dei fatti che ci racconta e alla dissacrante ironia con cui, da comico, fa ridere e al contempo riflettere il pubblico.
Bourbon, che sta allargando sempre di più lo spazio ai contenuti audiovisivi, è ben contento di offrire la sua piccola vetrina all'artista genovese, che connota la sua arte di un alto valore civile.




sabato, 17 febbraio 2007
 

Quando essere single non conviene

Con la Finanziaria anche i single finiscono pesantemente nel mirino del fisco, fra tasse locali e imposte nazionali pagano molto di più delle coppie con prole. Insomma, se da un lato abbiamo apprezzabili agevolazioni a sostegno delle famiglie, dall'altro si ha una netta penalizzazione nei riguardi delle persone single.
L'effetto dell'aliquote Iperf si traduce in un guadagno solo esclusivamente per i dipendenti single con reddito inferiore ai 35 mila euro. Per gli autonomi la situazione va peggio, artigiani o commercianti single possono vedere sfumare in tasse fino a circa 3 mila euro del reddito annuale.
Se si vuol fare qualche esempio, si può affermare che mentre un lavoratore dipendente, con moglie e figli a carico e 20 mila euro di reddito, pagherà 1.342 euro di tasse, per un single l'imposta netta arriverà ai 3.600 euro circa. Un dipendente con reddito di 30 mila euro verserà 4.358 euro di tasse se ha famiglia, 6.884 se è solo.
Secondo l'Istat i nuclei composti da una sola persona corrispondono ad un quarto delle famiglie italiane, il 10% della popolazione.
Ad aggravare la situazione ci sono le reali condizioni di vita dei single. Circa 1 milione e mezzo di loro, per esempio, ha meno di 40 anni e questa fascia di età coincide con la maggiore precarietà del lavoro. I costi dell'affitto e le spese fisse pesano di più sullo stipendio di chi vive da solo, la stessa cosa per le vacanze, basti pensare all'antipatico "supplemento singola". E non è tutto, i single tendono a spendere e consumare di più rispetto a chi vive in famiglia.
Si afferma che in media la spesa alimentare dei single è doppia rispetto a quella di una famiglia, e che un single spende circa 800 euro ai saldi contro i 380 dei nuclei famigliari.
Dunque, la vita da single non conviene più, tra Dico e nuova Irpef sembrano premiate le unioni, è ovvio che chi non ha carichi familiari avrà perdite di reddito consistenti. Probabilmente essere single viene considerata una colpa da eliminare e lavar via con una bella stangata fiscale. 

postato da miranda84 | 13:36 | commenti (3)
politica, economia, attualitĂ 


mercoledì, 14 febbraio 2007
 

Insidie nella rete

Stiamo andando in direzione di una società controllata dal Grande Fratello orwelliano? O ci siamo già? E, inoltre, cosa possiamo fare per evitare questo? Due studenti tedeschi, Ozan Halici e Guenther Mayer, pongono esplicitamente questi importanti quesiti nel video da loro creato, “Master plan – About the power of Google”, in cui instillano dei salutari dubbi per la net-society, a partire dalle politiche ( o dis-politiche?) di gestione della privacy che il motore di ricerca fondato da Sergey Brin e Larry Page starebbe attuando. Pubblicato alcuni giorni fa su Youtube, per ironia uno degli ultimi acquisti in casa Google, il video si sta velocemente diffondendo in Rete.

Lo proponiamo anche qui allegando, per una maggiore comprensione, il testo da me tradotto in italiano.

 
“Google è il più potente motore di ricerca del mondo. Al giorno d’oggi miliardi di utenti lo usano per raccogliere qualsiasi tipo di informazione. Quello che un tempo è stato un progetto creato da due studenti universitari ora controlla il World Wide Web.

Nel 1997 Larry Page e Sergey Brin svilupparono il Cycle Page Rank, un complesso algoritmo matematico che organizza i siti web attraverso i loro stessi elementi. Quest’innovazione di rottura ha trasformato drasticamente l’accesso all’informazione. Google è diventata rapidamente il motore di ricerca preferito su Internet. E questo era solo l’inizio. Oggi Google guadagna enormi profitti dominando la raccolta pubblicitaria online, ed è diventata la più preziosa azienda presente sul mercato globale. Ma non si tratta di un valore solamente economico.

Questi uomini (Sergey Brin, Larry Page, Eric Schimidt, nel video) hanno portato avanti un grande progetto: il Google Master Plan. Ogni tipo di informazione sarà accessibile a chiunque e controllata dallo stesso Google, il cui motto è “Don't be evil”. (“Non essere malvagio” n.d.t)

Nuove funzioni e servizi gratuiti vengono distribuiti costantemente dal quartier generale di Google. Non temi per la tua privacy?

Una perfetta implementazione di software e hardware chiamata Googleware conferisce all’azienda una capacità di calcolo molto più potente di chiunque altro. Google immagazzina l’intero web nei suoi immensi database. E c’è altro. Gmail offre diversi gigabyte gratuiti di memoria. Ma non sono segreti. Tutte le vostre e-mail, comprese quelle ricevute dai vostri amici sono scansionate. Google sta raccogliendo metodicamente dati personali anche in molti modi, attraverso cookie e informazioni sull’account. Solo per offrire testi pubblicitari mirati?

Essa potrebbe creare dossier incredibilmente dettagliati su ognuno di noi. Un ex agente della Cia ha affermato che Google sta collaborando sotto copertura con il governo americano, Cia compresa.

Google ha già iniziato ad allargare il suo dominio online, non solo nel web. Goolge sta conducendo ricerche nei campi della biologia molecolare e della genetica. Cosa succederebbe se avesse un file con i tuoi dati personali che comprende anche dati biologici e genetici? Ogni essere umano diventerebbe completamente trasparente. Che cosa ne pensi? A Google importa veramente della nostra privacy?“



venerdì, 26 gennaio 2007
 

Made in italia

Per chi è interessato al mondo della Comunicazione e desidera conoscere le potenzialità espresse dal marchio Made in Italy, Radio 3 presenta un interessante programma, Il Terzo Anello - Brand Italia.

Il ciclo di puntate, condotto dalla giornalista Antonella Galli e in onda dal lunedì al venerdì alle 14,30, ha preso l'avvio lunedì con l'intervento in studio della creativa ed esperta di comunicazione Annamaria Testa.

Nel corso delle puntate saranno ospitati interventi che spazieranno dalla pubblicità al design, dall'architettura alla produzione artistica, lungo tutti i settori che vedono il Belpaese tra i marchi con il maggiore appeal presso i mercati esteri.

Le puntate sono scaricabili anche in podcast e proseguiranno fino al 2 febbraio. Al programma si può accedere dal sito di Radio Rai o anche da qui.

Un po' di sana  (e disinteressata! ;) ) pubblicità per un'iniziativa che vale la pena ascoltare.
postato da barboun | 10:59 | commenti (1)
economia, radio, attualitĂ 


lunedì, 31 luglio 2006
 

Coca cosa?

Beppe Grillo giura di averne prodotti 15 litri da solo. In risposta alla multinazionale che dopo più di un secolo continua a secretare la ricetta della bibita più bevuta del mondo, la CocaCola.

Perché se è difficile resistere a “tutte quelle bollicine”, si può comunque gustare l’effervescente softdrink senza finanziare col proprio denaro la Company da più fonti accusata di violazione dei diritti umani in Colombia.

Come? Producendosi la famosa Coke in proprio, attraverso la ricetta messa a disposizione sulla rete di una bevanda simile.

Si chiama OpenCola, la prima bibita prodotta con licenza GNU General Public License che, come per il settore informatico in cui questa licenza ha preso origine, ne rende disponibile il codice sorgente, ossia in questo caso la ricetta.

Una forma di boicottaggio non proprio immediata, per non dire improbabile, ma che forse può servire a promuovere un consumo più critico che tenga conto non solo della “bontà” dei prodotti che abitualmente troviamo sul mercato, ma anche delle politiche di produzione che si celano dietro un’accattivante reclame.

postato da barboun | 14:05 | commenti
economia