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giovedì, 15 gennaio 2009
mercoledì, 07 gennaio 2009
Volevo esprimere qualche opinione lisciaeghiacciata sulla rivoluzione francese del presidente Sarkozy, la graduale soppressione della pubblicità dalla tv pubblica nazionale, fino alla completa eliminazione prevista nel 2011.
E snocciolando qualche dato, volevo sottolineare la bontà della decisione dei cugini francesi - a quando in Italia? - per regolamentare il settore della pubblicità che quando è troppa è troppa, e bisogna dirlo, anche se mi piace tanto.
Vado sul sito del Corriere dove apprendo che "Alle 20 di lunedì, infatti, è scoccato lo storico stop alla pubblicità che ha riportato i francesi alla situazione di 40 anni fa. In molti lo hanno vissuto come un evento storico."
Ma un buona ricerca dell'informazione non si accontenta di una sola fonte, e quindi mi rivolgo all'Unità. La quale anch'essa dichiara che "alle 20, scoccava lo storico stop alla pubblicità che riporta in qualche modo alla situazione di 40 anni fa. In molti lo hanno vissuto come un evento storico,...". Sorprendente.
Ritorno sul Corriere. Al secondo paragrafo si parla delle posizioni favorevoli vs contrarie dei telespettatori e delle modifiche delle abitudini derivate dalla riforma Sarkozy. "In un recente sondaggio, del resto, [i telespettatori] si erano detti in grande maggioranza favorevoli alla soppressione della pubblicità. Ma, come succede spesso, ogni riforma comporta tempi di adattamento. Alcuni rimpiangono già i buoni vecchi 15 minuti di pubblicità che precedevano il film: «ne approfittavamo per spegnere la tv e parlare un po' in famiglia». Ora per parlare non c'è più tempo: il prime time comincia alle 20.35 e non più alle 20.50. Altri hanno dovuto adattare l'ora di cena per non perdere l'inizio dei programmi: «Abbiamo anticipato la cena con l'idea di mettere a letto i bimbi entro le 20.30, un quarto d'ora prima del solito, ma alla fine abbiamo perso l'inizio del tg».".
Sarà vero quanto affermano in via Solferino? In stato ansioso mi precipito sul giornale di Gramsci e, grazie al Cielo, mi rassereno subito leggendo anche lì che "in un recente sondaggio, si erano detti in grande maggioranza favorevoli alla soppressione della pubblicità. Ma, come succede spesso, ogni riforma comporta tempi di adattamento. Alcuni rimpiangono già i buoni vecchi 15 minuti di pubblicità che precedevano il film: «Ne approfittavamo per spegnere la tv e parlare un pò in famiglia», racconta Ondine di 23 anni. Ora per parlare non c'è più tempo: il prime time comincia alle 20.35 e non più alle 20.50. Altri hanno dovuto adattare l'ora di cena per non perdere l'inizio dei programmi, come Patrice e Helene, 39 e 37 anni: «Abbiamo anticipato la cena con l'idea di mettere a letto i bimbi entro le 20.30, un quarto d'ora prima del solito, ma alla fine abbiamo perso l'inizio del tg».
Dubbi dissipati. Per ora.
L'appuntamento con la notizia, però, non si ferma qui. Devo capire come mai Patrice e Helene, 39 e 37 anni, hanno "perso l'inizio del tg". Invoco Paolo Mieli e ricevo la risposta agognata corredata da altre informazioni: "Sì, perché ora il tg di France 2, principale rete pubblica, comincia prima, di due minuti (alle 19.58), e finisce alle 20.30 spaccate. Nella lotta per l'audience, a uscire vincitrice ieri sera è stata comunque la tv privata Tf1, la più seguita in Francia, che temeva migrazioni verso la concorrenza ed invece ha riunito davanti a un telefilm (iniziato a sua volta due minuti prima) 7,8 milioni di telespettatori. Erano 5,8 milioni a seguire il programma di reportage di France 2 e 3,3 il quiz di France 3. Ma l'appuntamento che i francesi non hanno saltato è stato quello con la loro fiction più amata, «Plus belle la vie», in onda su France 3: i suoi fedelissimi 6 milioni di spettatori quotidiani hanno fatto zapping al momento giusto, cioè dieci minuti prima del solito, alle 20.10 precise, rinunciando però a seguire il tg delle 20 su France 2."
Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. E poi lo sappiamo tutti che il Corriere è troppo moderato. Vediamo che cosa dicono i compagni. Magnanimi, anche loro mi rassicurano: Patrice e Helene hanno "perso l'appuntamento l'inizio del tg" perché..."Sì, perchè ormai il tg di France 2, principale rete pubblica,comincia anche lui prima, di due minuti (alle 19.58), e finisce alle 20.30 spaccate. Nella lotta per l'audience, a uscire vincitrice ieri sera è stata comunque la tv privata Tf1, la più seguita in Francia, che temeva migrazioni verso la concorrenza ed invece ha riunito davanti ad un telefilm (iniziato a sua volta due minuti prima) 7,8 milioni di telespettatori. Erano 5,8 milioni a seguire il programma di reportage di France 2 e 3,3 il quiz di France 3. Ma l'appuntamento che i francesi non hanno saltato è stato quello con la loro fiction più amata, «Plus belle la vie», in onda su France 3: i suoi fedelissimi 6 milioni di spettatori quotidiani hanno fatto zapping al momento giusto, cioè dieci minuti prima del solito, alle 20.10 precise, rinunciando però a seguire il tg delle 20 su France 2.".
Posso quasi dormire tranquillo.
Ma all'improvviso una domanda mi turbina nella mente: in tutto ciò, cosa avranno detto i sindacati? Già...e i sindacati?? Il Corriere mi soccorre ancora, e afferma stentoreo che I SINDACATI SONO CONTRO. I sindacati contro? Avverto un brivido lungo la schiena e vado avanti nella lettura: "Secondo i sindacati, però, la svolta rischia di aumentare la presa sui media del presidente, Nicolas Sarkozy: ora che i proventi pubblicitari svaniscono, dipenderanno infatti dal governo i finanziamenti necessari a investimenti e spese delle reti pubbliche. Così i sindacati e i socialisti all'opposizione sostengono che la riforma, annunciata da Sarkozy un anno fa, indebolirà le finanze dei quattro canali televisivi statali, portando a una riduzione dei posti di lavoro e rafforzando le reti private favorevoli al presidente. Mentre i dipendenti delle tv pubbliche hanno messo in atto scioperi e diverse forme di agitazione. In questa fase sperimentale, comunque, le tv pubbliche non trasmetteranno pubblicità solo tra le 20 e le 6 del mattino, ma il bando totale è previsto nel 2011."
I sindacati sono contro, allora. Inaspettato colpo di coda. Sconfortato cerco una smentita sull'Unità. Invece Concita, niente. Si è fermata un paragrafo prima. Corriere e Unità hanno dato la notizia con una identità di vedute "addirittura" letterale. D'un tratto, poi, qualcosa è cambiato. Cerco il motivo sul Corriere. Zero. Vado sull'Unità. Zero e porto zero. Misteri dell'informazione.
Mi sento un po' come Nanni Moretti in Aprile.
martedì, 14 ottobre 2008
Diesel, il marchio creato da Renzo Rosso, ha appena festeggiato trent'anni e lo ha fatto in grande stile con eventi in 17 città del mondo.
Geniale il video promo dell'evento, per un marchio che nelle sue campagne di comunicazione tratta da sempre il tema dell'eros in modo trasgressivo e ironico.
domenica, 06 maggio 2007
Dal famoso Daveblog veniamo a conoscenza delle splendide parodie di film create da guywiththeglasses. Ore di pellicola riassunte in soli cinque secondi dall'effetto esilarante. Noi scegliamo la mitica, da poco finita, saga di Rocky. Notare l'ironica frase finale - doppiata - che il pugile afroamericano rivolge a Stallone: "May you be sixty?" (Non avrai sessant'anni?")
sabato, 25 novembre 2006
Nel lontano 1955 l’opera di Nicholas Ray si proponeva di andare contro il sistema, contro l’universo adulto e contro tutte le convenzioni. E’ certo che mai prima di Gioventù bruciata l’incomunicabilità tra genitori e figli era stata portata sullo schermo con evidente risalto. La situazione storica rappresentata, quella del secondo dopoguerra, di grande benessere e conformismo con la nascita di una nuova generazione, configura la creazione sul grande schermo della figura del “ribelle senza ragione” (“Rebel Without a Cause” titolo originale). Il ribelle senza ragione è di solito un giovane benestante che preso dalla noia si crea problemi psicologici e sente dentro di sé la voglia di ribellarsi alla monotonia di una vita tranquilla. Nicholas Ray, cineasta e intelletuale, trasse questo personaggio intuendo quel moto collettivo giovanile di insoddisfazione che coinvolgeva ragazzi sia di estrazione proletaria che borghese e che spesso sfociava nella violenza. Tramite ciò l'intenzione del regista era di dipingere, con straordinaria forza espressiva, un "male di vivere" di portata universale.
Nel frattempo i produttori della Warner, affascinati dalla contorta personalità del giovane esordiente James Dean, si convinsero di avere tra le mani il nuovo Marlon Brando e lo vollero assolutamente nel ruolo del protagonista. Venne stabilito anche di girare il film a colori e in Cinemascope traendone un risultato assolutamente strepitoso negli impatti cromatici. Molte scene sono ancora oggi ricordate per la perfezione della messinscena e per il mutevole estro del protagonista, come ad esempio quella della “corsa del coniglio”, il pericoloso duello automobilistico che terminava in un dirupo, con macchine affiancata a far da contorno e ragazze eccitate a dare il via.
La trama del film intreccia due ribellioni, quella di un giovane e di una giovane della borghesia americana che vivono un’intensa storia d’amore in cui si scontrano episodi di violenza inutile e la reazione di un altro ragazzo che sente nascere quella strana simpatia verso il giovane più grande che “vorrebbe avere come padre”.
Gioventù Bruciata è sicuramente il film che è rimasto più vivo nell’immaginario di ogni appassionato di cinema per quanto riguarda la descrizione di quella bruciante ribellione di una gioventù senza guida che decide di urlare per non sapere che fare e per cui la comunicazione, quella vera, è un accessorio secondario.
martedì, 03 ottobre 2006
Questa straordinaria favola nera è probabilmente quanto di meglio abbia saputo creare il regista più gotico del cinema hollywodiano, Tim Burton, che dall'assurdo "Beetlejuice" fino al più recente "La sposa cadavere" continua a mescolare inquietanti atmosfere romantiche ad eccentrici mondi dai contorni pastellati.
Come nel caso del triste Edward, creatura artificiale ed incompiuta con delle forbici al posto delle mani, rimasto orfano del suo papà/creatore (un grande Vincent Price, veterano di tanti film horror) e catapultato suo malgrado in un suburbano mondo abitato da eccentrici personaggi. Prima accolto e poi perseguitato perchè considerato "diverso", Edward perderà l'impossibile amore di Kim (Winona Ryder) e tornerà a rifugiarsi nel malinconico e deserto castello natio perchè perseguitato dai mediocri abitanti del quartiere in cui aveva cercato di vivere una nuova esistenza.
Il film di Burton è pervaso da un intenso clima fiabesco e poetico che riesce a conquistare lo spettatore sin dalla prima visione. Significative le scelte scenografiche del regista attraverso i rutilanti colori della cittadina nella quale si ritrova Edward contrapposti a quelli notevolmente più cupi del suo castello, e i costumi degli abitanti, quasi a sottolineare l'inquietante "normalità" che incombe sulla stanca e provinciale vita della comunità.
Diverse le sequenze di irresistibile comicità arricchite dal talento di Johnny Depp, il quale nella sua recitazione sembra rifarsi ai meravigliosi silenzi del cinema muto, mentre carichi di pathos sono i dialoghi con la sua amata nelle scene finali del film: "Stringimi" gli sussura Kim, "Non posso" risponde affranto Edward.
Per concludere, l'opera di Tim Burton rappresenta la riuscita attualizzazione del cinema visionario passato che, attraverso la poesia, redimeva la sofferenza e la solitudine cui erano condannati i "diversi".
venerdì, 11 agosto 2006
Il film di Ingmar Bergman (1960) si concentra su un dramma privato, in cui l’omicidio seguìto allo stupro di una ragazza ad opera di tre uomini porta alla spietata vendetta del padre di lei.
La storia si svolge tutta in un giorno: una giovane decide di recarsi nel bosco ma qui viene aggredita e uccisa da tre vagabondi.
Alcune ore dopo i tre balordi chiedono ospitalità presso una casa che si rivela essere proprio quella dei genitori della ragazza appena uccisa.
Sarà il padre della vittima, uno straordinario Max von Sydow, a intuire dai vestiti sporchi di sangue dei tre aguzzini il delitto consumato e a compiere l’inesorabile e spietata vendetta.
Nel finale avviene il miracolo, nel punto in cui la coppia trova il corpo esangue della figlia sgorga una fonte e proprio lì i due decidono di innalzare una chiesa.
La “Fontana della vergine” rimane un film pieno di speranza strutturato sulla battaglia tra il Bene e il Male, tra l’ingiustizia e la sua nèmesi.
Girato in bianco e nero, che definisce al meglio i volti dei personaggi ed enfatizza le espressioni severe di Max von Sydow (protagonista de “Il settimo sigillo”, altro capolavoro di Bergman) generando contrasto tra gli ambienti interni ed esterni, i primi tetri e bui mentre gli altri nettamente più luminosi.
Grande il successo che accolse il film, tanto da far ottenere al regista il suo primo Oscar e il meritato titolo di “Maestro”.
martedì, 01 agosto 2006
Adele H., la più triste eroina romantica del cinema europeo; donna sola che giura a se stessa che niente mai fermerà la sua passione d'amore per un giovane tenente britannico. Sfortunato personaggio femminile di Francois Truffaut perchè innamorata ma respinta, diventa folle perdendo totalmente la ragione.
Adele H. è un film che evoca un amore intenso e al tempo stesso impossibile, nel quale sono descritte emozioni tanto dolci quanto violente. La sceneggiatura è ripresa dai diari, ritrovati nel 1955, di Adele Hugo, figlia del celebre scrittore Victor Hugo, e racconta la storia di una donna (Isabelle Adjani) che per ritrovare l'uomo di cui è innamorata dall'Europa si reca alle Barbados per raggiungerlo. Una volta lì insegue per giorni il tenente (Bruce Robinson) pregandolo di sposarla e offrendogli tutto ciò che possiede, in un crescendo di tensione emotiva che porta la protagonista alla perdita della ragione.
A rendere conto del mutamento in atto è la scena in cui Adele spia l'uomo di cui è perdutamente invaghita fare l'amore con un'altra donna, mentre sul suo viso prende forma un inquietante sorriso dettato da soddisfazione voyeuristica e gelosia.
Rilevante la parte finale del lungometraggio in cui questa volta è il tenente a seguire Adele per strada, mentre la ragazza, oramai smarrita nelle tenebre della follia, gli passa davanti senza più riconoscerlo.
Con "Adele H., una storia d'amore" Francois Truffaut rende omaggio ad un amore immaginato, folle, straziante, firmando uno dei film più intensi della sua produzione.
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