Bourbon - neolog

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lunedì, 09 marzo 2009
 

Navigatori di tutto il mondo

ImmagineCompagno che navighi nei mari insidiosi dei signori della niù (war) economi, googlimici, yahoojihadisti, startuppettari col pallino del punto zero. Tu che non cedi alle tentazioni del digital cent e te ne infischi dell’analogic dollar. Tu che non hai mai creduto al “Dont’ be evil” di Montain View. Tu ostinato seguace del mito proletario, da oggi hai un nuovo strumento al tuo fianco: Cheogle (!!), il motore di ricerca rosso.

Obiettivo rivoluzionario: "fornire risultati nelle ricerche favorendo sulle prime pagine i siti delle piccole aziende in crescita, associazioni, società che a causa dell’alto Page Rank dei siti delle multinazionali verrebbero soppresse dagli altri motori di ricerca, finendo nelle ultime pagine di ricerca e rendendo la loro presenza su Internet minima".

Finanziamenti: Google Adsense (perché no?)

 

Sponsored by Ernesto “Che” Guevara.



sabato, 07 marzo 2009
 

Mamma li turchi

Spazio dedicato alla cronaca nera nelle televisioni Rai, Mediaset e La 7 dal 2003 al 2007.                                                              Fonte: Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva, via.

Rai:

- 2003, (Governo Berlusconi): 10,7 %
- 2004,             "               : 13 %
- 2005,             "               : 11,5 %
- 2006, (           "    ,  Prodi): 19,1 %
- 2007, (Governo Prodi)        : 22,3%

Mediaset:

- 2003,                             : 11,2%
- 2004,                             : 12,5%
- 2005,                             : 10,7%
- 2006,                             : 18,9 %
- 2007,                             : 25,6 %

La 7:

- 2003,                             : 6,9%
- 2004,                             : 9,8%
- 2005,                             : 8,4%
- 2006,                             : 17,7%
- 2007,                             : 22%.



Qualcosa non quadra, o forse sì.



 


venerdì, 20 febbraio 2009
 

Della Signora Berverly Stayart e d' altre amenitĂ 

La signora Berverly Stayart è una che le cose non le manda a dire.
Qualche tempo fa ha cercato il suo nome su Yahoo e, trovando lesivi della sua immagine i risultati ottenuti, ha denunciato il motore di ricerca.
 
Nella fattispecie Berverly Stayart ha visto il proprio nome comparire in siti con contenuti per adulti, oppure associato a siti imbonitori, ed ha quindi accusato Yahoo di aver “deliberatamente violato il suo diritto alla privacy e di aver fatto un uso non autorizzato del suo nome, fornendo ai netizen delle rappresentazioni non veritiere e lesive della sua reputazione”.
 
A garanzia della sua onorabilità la signora cita una laurea in business administration, l’appartenenza ad un’istituzione che opera nella finanza, la pubblicazione di libri di poesie e la partecipazione attiva in forum animalisti.

B
erverly Stayart contesta inoltre a Yahoo l'appropriazione indebita del valore commerciale del proprio nome dovuto al suo “impegno umanitario”, alla “immagine positiva” e alla popolarità nel forum che frequenta su internet, costruita anche grazie a più di 17 mila post.
 
Insomma, le motivazioni addotte sembrerebbero una congerie di pretesti – quante omonime di Berverly Stayart esisteranno al mondo? - miste a manie di protagonismo. Tuttavia la vicenda offre lo spunto per un interessante quesito: dove finisce, se finisce, il diritto di un motore di ricerca di setacciare informazioni sulle persone e renderle disponibili potenzialmente a chiunque in rete?
Esiste, invece, il diritto all' oblìo degli utenti?
Può una persona disporre delle informazioni che circolano su internet riguardanti la propria vita?
E se le informazioni non fossero veritiere, come può accadere, come si fa ad eliminarle?
 
Piccolo episodio. 
Maggio 2007. Università di Teramo. Un botolo vicino a posizioni di estrema destra si aggira per i corridoi della facoltà, raccogliendo firme, a suo dire, per un convegno.
“Un convegno?”, fanno eco gli studenti attorno. “Di chi?”. “…di uno storico”, aggiunge con voce flebile il ducetto senza aggiungere altro. “Ah, interessante!”. E gli studenti appongono la loro firma a sostegno dell’iniziativa.
 
Nel frattempo il giorno dopo è scoppiato un putiferio.
Il rettore tuona: “L’Università di Teramo non ospiterà lo storico negazionista Faurisson”. Interviene perfino l'allora ministro Mussi: "Quando si invita qualcuno per le sue competenze scientifiche, occorre che ci sia una qualche prova di queste competenze. Faurisson, negazionista che nega la gravità della Shoah e dei campi di concentramento nazisti, non ha questo riconoscimento da nessuna parte della comunità scientifica europea, tanto meno dalla Francia, dalla quale viene.
Per questo credo che l'invito sia una mediocre provocazione politica".
 
Che cos’era successo? Un docente della facoltà di Scienze Politiche, un tale Claudio Moffa, aveva invitato a tenere una conferenza all’Università niente poco di meno che Robert Faurisson, storico negazionista dell’Olocausto. Generando un caso politico nazionale che aveva comportato la diffida a non tenere il convegno da parte del Ministro dell’Istruzione e la chiusura dell’Università il giorno dell'incontro.
 
Nell'intenzione del solerte raccoglitore di firme, esse servivano  unicamente a legittimare il convegno e a provare l’appoggio della comunità studentesca in nome della libertà della didattica. Nel caso di due mie amiche, però, le firme erano state carpite sfruttando la loro buona fede e omettendo l'identità del relatore invitato. Altrimenti, com'è ovvio, non avrebbero firmato.
 
In conclusione, i loro nomi appaiono ora in un documento a sostegno di Faurisson che circola liberamente in rete, e chi non conosce quanto descritto, leggendolo  potrebbe crearsi un’opinione mistificata.
 
Sempre più spesso su internet sono raccolte informazioni personali per  pura curiosità, oppure a scopo lavorativo da parte di aziende e cacciatori di teste.
 
Tutto è lecito se l’immissione di queste informazioni è un atto volontario della persona, ma quando gli utenti per varie ragioni ne perdono il controllo, chi garantisce la loro immagine?


sabato, 17 gennaio 2009
 

Se 2+2 fa 4

Beh, se dopo tre giorni bisogna aggiornare il post, sembra che le reazioni alla campagna a favore dell’ateismo promossa dall’Uaar non si siano fatte attendere.

Stavolta sono apparse sotto le spoglie della IGPDecaux, concessionaria degli spazi pubblicitari del Comune di Genova, che ha negato la vendita degli spazi pubblicitari sugli autobus dell’Amt richiesti dall’Unione atei per la loro iniziativa da lanciare il 4 febbraio.

 

La motivazione ufficiale fornita da IGPDecaux è che il messaggio della campagna ideata dall’Unione atei sarebbe "lesivo delle convinzioni religiose delle persone" e contrario agli articoli 10 e 46 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria.


Una vera prova di maturità da parte della concessionaria, insomma, che stranamente sembra allinearsi alle posizioni di coloro che nei giorni scorsi avevano dettato la loro linea guida anche agli autisti dell’Amt, invitandoli addirittura all’obiezione di coscienza qualora la campagna fosse partita.


"Sembra che in questo paese non ci sia spazio per dichiararsi atei, che sia qualcosa di cui parlare con vergogna, o non parlare affatto, pena la censura. Alla IGP vorremmo chiedere se direbbero davvero di no a uno slogan che sostiene che Dio esiste» dichiara il segretario dell'Uaar, Raffaele Càrcano, annunciando, inoltre, che i propri legali stanno esaminando il caso ed entro breve tempo l'associazione deciderà come proseguire.


Sull’argomento è intervenuto anche Paolo Villaggio con una lettera apparsa su Repubblica.

 

Se la campagna dell’Uaar è perciò al momento ferma, prosegue invece la raccolta dei fondi.



giovedì, 15 gennaio 2009
 

Un po' di sollievo

Il governo introduce il reato di immigrazione clandestina. Meraviglioso.



martedì, 13 gennaio 2009
 

Forse che sì, forse che no

"Dio c'è". Sulle autostrade e sotto i cavalcavia. "Dio è morto", scriveva Nietzsche, e Guccini lo cantava anni dopo. "Dio è morto, Marx è morto e anch'io non mi sento tanto bene", chiosava Woody Allen." Credo di sapere cosa si prova ad essere Dio", un modesto Pablo Picasso. "Dio, Patria e Famiglia", secondo Mussolini, che  non aveva seguito il discorso. "Dio è uno scandalo, ma uno scandalo che rende bene", un prosaico Baudelaire. "Gli atei annoiano perché parlano sempre di Dio", opinione di Heinrich Boll. "Io, grazie a Dio, sono sempre stato ateo", ringraziava Bunuel.

Già per l'idea, la campagna a favore dell'ateismo promossa dall'UAAR (Unione atei e agnostici razionalisti) merita un premio.
Preti, papi, e frati occupano quotidianamente gli spazi mediatici? 
Arriva la risposta dell’UAAR che "intende, pagando questa campagna pubblicitaria, riconquistare all’incredulità un po’ di quella par condicio che i mass media stentano a riconoscerle."

Si parte  da Genova, la sede arcivescovile del presidente della CEI Bagnasco, dove dal 4 febbraio circoleranno due autobus con le fiancate ricoperte da un messaggio semplice e chiaro "che vuole invitare a riflettere, con l'aggiunta di un pizzico di fiducia e ottimismo in chiave umanista": <<La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno>>.

"Dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento del gay pride, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l`Uaar ha deciso di riprendersi un po` di par condicio. E di fare pubblicità all`incredulità", spiega il segretario generale dell'Associazione, Raffaele Carcano.

Successivamente al lancio della campagna nel capoluogo ligure, l'idea dei promotori è di proseguirla anche in altre città e per questa ragione lanciano un appello per raccogliere fondi.

L'iniziativa italiana segue quelle già organizzate in Inghilterra, Stati Uniti, Spagna e Australia dove hanno sollevato un vespaio ma anche goduto di una vasta visibilità.

In attesa della Reazione, Santo Piergiorgio aiutaci tu.

Immagine



giovedì, 08 gennaio 2009
 

Messaggio alla nazione. Promozione musicale.

 Dove c'è gusto non c'è perdenza. P40 su MySpace.



venerdì, 02 gennaio 2009
 

Do Schools Kill Creativity?

creativitĂ Che cos'è la creatività? Ken Robinson, uno dei maggiori esperti mondiali del fenomeno, la definisce come il "processo di avere idee originali che hanno un valore" e "deriva dall'interazione di approcci disciplinari diversi nel vedere le cose".

In passato l'istituzione scolastica ha ignorato l'importanza dell'insegnamento di discipline quali arte, musica, danza, e si è concentrata sulle materie lavorativamente più proficue che rispondevano ai bisogni  dell'industrializzazione. Ma questa pesante eredità è ancora presente nel sistema educativo attuale, con la conseguenza che "molte persone talentuose e creative pensano di non esserlo perché le materie nelle quali andavano meglio a scuola non sono state valorizzate".

In questo bellissimo intervento presentato al TED, un appuntamento annuale dove si incontrano i più importanti studiosi e pensatori per tenere conferenze su Tecnologia, Entertainment e Design, Ken Robinson spiega perché oggi la scuola deve cambiare approccio educativo e potenziare l'insegnamento di quelle materie che completano lo sviluppo dell'essere umano.

Traduzione e sottotitoli in italiano realizzati da Andrea Benassi.


Ted Robinson - Do Schools Kill Creativity? from Andrea Benassi on Vimeo.


mercoledì, 03 ottobre 2007
 

Dario di viaggio

Dario Castaldo mette da parte il lavoro per un anno e parte per un viaggio intorno al mondo. Con lui la macchina fotografica, un computer, e tanta voglia di conoscere posti nuovi.  Questo è il suo diario di viaggio, arricchito da belle fotografie e da un'ottima capacità di scrittura.
postato da barboun | 14:45 | commenti (1)
cronache, attualitĂ 


sabato, 02 giugno 2007
 

Coupe de theatre

donorAlla fine per fortuna era una burla. The Big Donor Show, il nuovo reality prodotto dalla casa di produzione televisiva Endemol, dove in Olanda una donna malata terminale di tumore al cervello avrebbe messo in palio il proprio rene a beneficio di uno solo su tre concorrenti dializzati, era dunque un falso.

Fin dalla sua diffusione, la notizia del programma aveva tenuto con il fiato sospeso l’intero Paese e, come prevedibile, era ben presto apparsa sui maggiori giornali europei suscitando reazioni di sbigottimento ed incredulità generale.

Possibile tanto cinismo? si domandavano gli editorialisti sulle pagine dei quotidiani. Può arrivare davvero fino a questo punto l’industria televisiva, e trasformare in uno spettacolo il dramma vissuto da migliaia di persone malate la cui vita dipende dalla donazione di organi?  

Visto che esempi di comportamenti biechi negli ultimi tempi non mancano, come il caso degli autori del Grande Fratello australiano che dopo più di due settimane non hanno ancora informato una concorrente della morte di suo padre, si era messo in conto anche questa possibilità. E tra lo stupore generale, note di politici che condannavano duramente la casa di produzione e sondaggi che davano il 60% dei cittadini olandesi contrari a questo programma, si attendeva la prima puntata in una campagna mediatica sempre più incandescente.

Finché ieri sera non c’è stato il coupe de theatre: gli autori hanno svelato che il programma era una montatura, la donatrice del rene era in realtà un’attrice, mentre i tre concorrenti,  veri malati dializzati, si erano prestati stati al gioco.

Secondo Endemol l’obiettivo del programma era quindi un altro: sensibilizzare il vasto pubblico su un tema delicato come la donazione di organi, che vede in Europa una percentuale di adesioni pari solo al 12% dei cittadini. E chissà che in effetti non ci siano riusciti davvero, unendo però l’utile di una campagna di sensibilizzazione verso un argomento importante, al “dilettevole” di una ingente raccolta pubblicitaria  assicurata dall’aspettativa creata attorno al programma.

postato da barboun | 19:36 | commenti (5)
cronache, attualitĂ