Carlo Formenti oltre ad essere uno dei migliori studiosi della rete in Italia è anche un attento analista politico. Qui il suo ultimo intervento sui primi giorni dell'insiediamento di Obama.
Tempo di crisi profonda per il mercato del lavoro in Italia. A sdrammatizzare un poco ci prova Infojobs, sito di online recruiting, che ha appena lanciato una scherzosa e simpatica campagna on line dal titolo emblematico, senza uno zio vescovo, prendendo in giro uno dei costumi - ahinoi - più diffusi nel Belpaese: la raccomandazione.
Compagno che navighi nei mari insidiosi dei signori della niù (war) economi, googlimici, yahoojihadisti, startuppettari col pallino del punto zero. Tu che non cedi alle tentazioni del digital cent e te ne infischi dell’analogic dollar. Tu che non hai mai creduto al “Dont’ be evil” di Montain View. Tu ostinato seguace del mito proletario, da oggi hai un nuovo strumento al tuo fianco: Cheogle (!!), il motore di ricerca rosso.
Obiettivo rivoluzionario: "fornire risultati nelle ricerche favorendo sulle prime pagine i siti delle piccole aziende in crescita, associazioni, società che a causa dell’alto Page Rank dei siti delle multinazionali verrebbero soppresse dagli altri motori di ricerca, finendo nelle ultime pagine di ricerca e rendendo la loro presenza su Internet minima".
Spazio dedicato alla cronaca nera nelle televisioni Rai, Mediaset e La 7 dal 2003 al 2007. Fonte: Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva, via.
La signora Berverly Stayart è una che le cose non le manda a dire.
Qualche tempo fa ha cercato il suo nome su Yahoo e, trovando lesivi della sua immagine i risultati ottenuti, ha denunciato il motore di ricerca.
Nella fattispecie Berverly Stayart ha visto il proprio nome comparire in siti con contenuti per adulti, oppure associato a siti imbonitori, ed ha quindi accusato Yahoo di aver “deliberatamente violato il suo diritto alla privacy e di aver fatto un uso non autorizzato del suo nome, fornendo ai netizen delle rappresentazioni non veritiere e lesive della sua reputazione”.
A garanzia della sua onorabilità la signora cita una laurea in business administration, l’appartenenza ad un’istituzione che opera nella finanza, la pubblicazione di libri di poesie e la partecipazione attiva in forum animalisti.
Berverly Stayart contesta inoltre a Yahoo l'appropriazione indebita del valore commerciale del proprio nome dovuto al suo “impegno umanitario”, alla “immagine positiva” e alla popolarità nel forum che frequenta su internet, costruita anche grazie a più di 17 mila post.
Insomma, le motivazioni addotte sembrerebbero una congerie di pretesti – quante omonime di Berverly Stayart esisteranno al mondo? - miste a manie di protagonismo. Tuttavia la vicenda offre lo spunto per un interessante quesito: dove finisce, se finisce, il diritto di un motore di ricerca di setacciare informazioni sulle persone e renderle disponibili potenzialmente a chiunque in rete?
Esiste, invece, il diritto all' oblìo degli utenti?
Può una persona disporre delle informazioni che circolano su internet riguardanti la propria vita?
E se le informazioni non fossero veritiere, come può accadere, come si fa ad eliminarle?
Piccolo episodio.
Maggio 2007. Università di Teramo. Un botolo vicino a posizioni di estrema destra si aggira per i corridoi della facoltà, raccogliendo firme, a suo dire, per un convegno.
“Un convegno?”, fanno eco gli studenti attorno. “Di chi?”. “…di uno storico”, aggiunge con voce flebile il ducetto senza aggiungere altro. “Ah, interessante!”. E gli studenti appongono la loro firma a sostegno dell’iniziativa.
Nel frattempo il giorno dopo è scoppiato un putiferio.
Il rettore tuona: “L’Università di Teramo non ospiterà lo storico negazionista Faurisson”. Interviene perfino l'allora ministro Mussi: "Quando si invita qualcuno per le sue competenze scientifiche, occorre che ci sia una qualche prova di queste competenze. Faurisson, negazionista che nega la gravità della Shoah e dei campi di concentramento nazisti, non ha questo riconoscimento da nessuna parte della comunità scientifica europea, tanto meno dalla Francia, dalla quale viene.
Per questo credo che l'invito sia una mediocre provocazione politica".
Che cos’era successo? Un docente della facoltà di Scienze Politiche, un tale Claudio Moffa, aveva invitato a tenere una conferenza all’Università niente poco di meno che Robert Faurisson, storico negazionista dell’Olocausto. Generando un caso politico nazionale che aveva comportato la diffida a non tenere il convegno da parte del Ministro dell’Istruzione e la chiusura dell’Università il giorno dell'incontro.
Nell'intenzione del solerte raccoglitore di firme, esse servivano unicamente a legittimare il convegno e a provare l’appoggio della comunità studentesca in nome della libertà della didattica. Nel caso di due mie amiche, però, le firme erano state carpite sfruttando la loro buona fede e omettendo l'identità del relatore invitato. Altrimenti, com'è ovvio, non avrebbero firmato.
In conclusione, i loro nomi appaiono ora in un documento a sostegno di Faurisson che circola liberamente in rete, e chi non conosce quanto descritto, leggendolo potrebbe crearsi un’opinione mistificata.
Sempre più spesso su internet sono raccolte informazioni personali per pura curiosità, oppure a scopo lavorativo da parte di aziende e cacciatori di teste.
Tutto è lecito se l’immissione di queste informazioni è un atto volontario della persona, ma quando gli utenti per varie ragioni ne perdono il controllo, chi garantisce la loro immagine?
Berlusconi ha una grave responsabilità (tra le tante, naturalmente): in queste ore sta speculando in una maniera vergognosa su un fatto privato come quello che tocca la famiglia Englaro, il diritto alla libertà di cura e al rifiuto dell'accanimento terapeutico.
Agli osservatori attenti come Marco Travaglio, però, non sfuggono i motivi che sono dietro queste aberrazioni.
Riporto qui il suo ultimo intervento sul suo blog.
Portatelo via Questo blog non si occupa di Eluana Englaro perché ha troppo rispetto per i misteri del dolore, della vita e della morte. Ma non possiamo non occuparci, ancora una volta, di un governo indecente e di un premier fuori controllo che ieri, dopo la bocciatura del suo demenziale decreto incostituzionale e vergognoso, ha sostenuto che Eluana sta benissimo, tanto che potrebbe persino avere figli. In attesa che ci racconti una barzelletta sui malati terminali in coma vegetativo, sulla scia di quelle sull’Olocausto e sulle ragazze stuprate, sarebbe il caso che qualcuno provvedesse a un Tso (trattamento sanitario obbligatorio). In un paese perlomeno decente, in casi come questo arrivano due infermieri e portano via il soggetto in ambulanza, per sottoporlo ad accurati accertamenti. Quanto poi a quel che è accaduto in queste ultime ore tra il Quirinale e Palazzo Chigi, prepariamoci a leggere le “indiscrezioni” dei “retroscenisti” che, a seconda degli schieramenti, faranno apparire il capo dello Stato o il capo del governo come eroi della resistenza. Io preferisco guardare al risultato finale. Berlusconi ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare al Vaticano di aver fatto tutto il possibile per compiacere le gerarchie ecclesiastiche (si spera non tutte) e i loro seguaci più ottusi. Napolitano ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare che, almeno una volta nella vita, ha avuto il coraggio di rimandare indietro una legge vergogna, altrettanto incostituzionale quanto il lodo Alfano o la schedatura ai bambini rom o l’aggravante razziale per gli immigrati clandestini o il decreto sui rifiuti in Campania. In più, se c’era qualche speranza che il Quirinale bocciasse la legge-porcata sulle intercettazioni o la controriforma della giustizia varata ieri dal Consiglio dei ministri o il nuovo pacchetto sicurezza che legalizza le ronde padane e impone ai medici di denunciare i malati clandestini, ora quelle possibilità si riducono al lumicino: un intero esercito di pompieri si scatenerà per spegnere i fuochi di questo “scontro fra Napolitano e Berlusconi” e per riportare la pace tra i due palazzi. Così Berlusconi uscirà, ancora una volta, vincitore: a lui, di Eluana, non frega nulla. A lui interessa distruggere la Giustizia. E da stasera ha qualche chance in più di farcela.
Sul blog di Costantino della Gherardesca scopro Ubu, un sito con contenuti audio e video d'avanguardia, dove leggo:
"Quando nasce UbuWeb? UbuWeb nasce nel novembre del 1996 come archivio per la poesia visuale e concreta, e successivamente anche per la poesia sonora. Nel corso degli anni UbuWeb ha abbracciato tutte le forme dell’avanguardia ed altro. I suoi parametri si espandono continuamente in tutte le direzioni."
...
"Come posso acquistare qualcosa dal vostro sito? Tutto quello che è presente su UbuWeb non è in vendita. Tutto è gratis. Sappiamo che è difficile abituarsi all’idea, ma non c’è nessun negozio di souvenir che vi attende all’uscita del museo."
Beh, se dopo tre giorni bisogna aggiornare il post, sembra che le reazioni alla campagna a favore dell’ateismo promossa dall’Uaar non si siano fatte attendere.
Stavolta sono apparse sotto le spoglie della IGPDecaux, concessionaria degli spazi pubblicitari del Comune di Genova, che ha negato la vendita degli spazi pubblicitari sugli autobus dell’Amt richiesti dall’Unione atei per la loro iniziativa da lanciare il 4 febbraio.
La motivazione ufficiale fornita da IGPDecaux è che il messaggio della campagna ideata dall’Unione atei sarebbe "lesivo delle convinzioni religiose delle persone" e contrario agli articoli 10 e 46 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria.
Una vera prova di maturità da parte della concessionaria, insomma, che stranamente sembra allinearsi alle posizioni di coloro che nei giorni scorsi avevano dettato la loro linea guida anche agli autisti dell’Amt, invitandoli addirittura all’obiezione di coscienza qualora la campagna fosse partita.
"Sembra che in questo paese non ci sia spazio per dichiararsi atei, che sia qualcosa di cui parlare con vergogna, o non parlare affatto, pena la censura. Alla IGP vorremmo chiedere se direbbero davvero di no a uno slogan che sostiene che Dio esiste» dichiara il segretario dell'Uaar, Raffaele Càrcano, annunciando, inoltre, che i propri legali stanno esaminando il caso ed entro breve tempo l'associazione deciderà come proseguire.
Sull’argomento è intervenuto anche Paolo Villaggio con una lettera apparsa su Repubblica.
Se la campagna dell’Uaar è perciò al momento ferma, prosegue invece la raccolta dei fondi.
Riprendo interamente il post di Artemisia80 a sostegno di un'importante petizione popolare: la crezione di un Osservatorio sui servizi sociali, il cui fine è di controllare la reale professionalità degli addetti a questo delicato lavoro. Sono necessarie 500 mila firme.
Firme per l'Osservatorio sui servizi sociali
il Centro — 05 gennaio 2009 pagina 02 sezione: L'AQUILA
L’AQUILA. L’associazione aquilana “L’Urlo” congiuntamente all’associazione “IoSo’Carmela” (come la frase che la ragazzina, Carmela, suicida dopo uno stupro, pronunciava quando voleva attirare l’attenzione) sta avviando una petizione dal titolo “Controlliamo i controllori” che ha lo scopo di proporre «una sorta di Osservatorio nazionale che vigili e controlli i servizi sociali, affinché vengano garantiti con i fatti tutti i diritti umani e civili che molto spesso vengono calpestati proprio da coloro che sono preposti alla loro tutela. La funzione principale di questo Osservatorio deve essere quella di vigilare e controllare la reale professionalità degli addetti di questo servizio ed il regolare e doveroso rispetto della giustizia e dei diritti umani e civili delle famiglie e dei minori, e nei casi in cui venga riscontrato il contrario, denunciare subito quanto riscontrato alle sedi preposte per prendere i provvedimenti del caso». Le rappresentanti dell’associazione “L’Urlo” saranno presenti il giorno 8 gennaio nei pressi dell’azienda Transcom dalle ore 9 alle ore 17 per la raccolta delle firme a sostegno dell’Osservatorio.
È possibile firmare la petizione anche online cliccando qui.