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domenica, 24 dicembre 2006
 

Una volontĂ  contro

"Io amo la vita. Vita è la donna che ti ama, il vento fra i capelli.
Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia.
Ma ora questo corpo non è più il mio: è lì squadernato davanti ai medici.
Se fossi svizzero, olandese...ma sono italiano e qui non c'è pietà".
                                                                         
                                                                             Piergiorgio Welby


Oggi a Roma si sono svolti i funerali laici di Piergiorgio Welby. Neanche successivamente alla sua morte tuttavia le polemiche si placano. 
Pochi i commenti arrivati dagli esponenti della Chiesa in merito alla decisione assunta dal Vicariato Romano di negare i funerali con rito religioso all’uomo simbolo della lotta alla sofferenza. Una decisione presa perché “porre fine alla propria vita contrasta con la dottrina cattolica”, naturalmente questi motivi si inseriscono nella tradizione della Chiesa che non ammette a nessuno la volontà di togliersi la vita.
Ma solitamente quando ci sono casi di persone che rifiutano la vita, in situazioni in cui non si riesce a comprendere quale sia lo stato di consapevolezza e libertà, i funerali si concedono.
L’arcivescovo Luigi Moretti, vicegerente della diocesi di Roma, spiega che “in quelle situazioni i funerali si celebrano affidando tutto alla misericordia di Dio, perché nessuno di noi è il giudice. Il caso di Welby, invece, è diverso e il segno che la Chiesa poteva dare era di riconoscere e prendere atto della volontà espressa dallo stesso malato che, come tutte le scelte, porta con sé delle conseguenze.”
Insomma, a Welby vengono negati i funerali cattolici perché così ha voluto lui stesso, perché si è posto responsabile di non volerli. Questo sembra il messaggio che l’arcivescovo Moretti ha voluto inviare in giustificazione della crudele scelta del mondo cattolico. L’ennesima compiuta da coloro che non si definiscono dei giudici.
Il dibattito è aperto.
 
postato da miranda84 | 16:39 | commenti (3)
politica


domenica, 17 dicembre 2006
 

Elogio di pippicalzelunghe

La ricerca di informazione nel mare magnum di internet può avvenire, mi sembra, atraverso due prassi differenti. Seguendo la modalità “diretta” si può accedere direttamente al sito internet che tratta il tema che si vuole approfondire, in quanto si conosce a priori l’indirizzo; oppure, digitando una parola chiave, si può interpellare un motore di ricerca che fornirà una lista di siti contenenti la issue, con esiti più o meno felici per il navigatore.

La seconda modalità di raccolta di informazione invece può essere “casuale”. In questo caso non c’è a priori un oggetto specifico da individuare, poiché al centro vi è la ricerca dell’informazione in quanto tale, di qualunque genere sia. Quindi è basata sulla serendipità, l’imprevedibilità che deriva dal seguire strade di ricerca non formalizzate, cogliendo gli aspetti più inattesi offerti dai collegamenti ipertestuali. Detto volgarmente questa seconda scelta è probabilmente un “puro cazzeggio” su internet nella speranza di trovare qualcosa di interessante. Dove però il piacere del navigatore non deriva solo dal trovare “qualcosa di interessante”, ma è dato anche dalla pratica della ricerca in sé. Nel visitare siti, ascoltare o vedere contenuti multimediali che si ignoravano. Di cui a volte ci si domanda l’utilità, o dai quali, ancora, si resta colpiti per l’interesse che suscitano in noi.

Per quanto strampalata possa sembrare, questa era un po’ la filosofia di un gioco inventato dalla  protagonista di un grande libro di letteratura per l’infanzia nata dalla penna di Astrid Lindgren: Pippi Calzelunghe. (!!) In una pagina che mi è rimasta impressa nella memoria, la mitica ragazzina dai capelli fulvi e allegramente anarchica, invitava i suoi due amichetti, un po’ irrigiditi da un’educazione ingessata, a fare un gioco nuovo: il Cercatrova (o qualcosa del genere).

Di fronte allo sguardo perplesso dei suoi compagni sul significato e sull’utilità di tale gioco, la nostra eroina rispondeva che esso non aveva lo scopo di trovare un oggetto preciso, ma si basava unicamente sul cercare qualsiasi cosa, nei posti più impensabili, nei recessi della casa, dei mobili, dei cassetti, perché si sarebbero trovati moltissimi oggetti, i più disparati, interessanti, utili.  E proprio da questa ricerca, potenzialmente senza fine, avrebbero tratto grande divertimento, come in effetti poi dimostra la storia più avanti.

Queste due modalità di raccolta di informazione, se possiamo quindi definirle “diretta e “casuale”, non sono però nettamente separate ma possono essere complementari. Quante volte, se ci pensiamo, ci colleghiamo ad internet per leggere una notizia, ad es. riguardo un evento di cronaca, e dopo un po’ ci troviamo a leggere un argomento di tutt’altra specie al quale siamo giunti tramite link e mossi da curiosità e salti mentali? E viceversa,  quante volte avviene il procedimento inverso, ossia curiosiamo su un sito scelto a caso e successivamente approfondiamo e ci documentiamo su un tema  che prima non conoscevamo e che ci ha colpito?

Questi aspetti, che apparentemente sembrano marginali, in realtà non appartengono esclusivamente ad internet. Ma da questo new media sono potenziati in quanto  l’informazione è organizzata in un sistema a rete attraverso “nodi” che forniscono contenuti multimediali ai quali potenzialmente non c’è limite di accesso per l’utente.

E dal mio punto di vista contribuiscono a rendere il web non solo un mezzo, ma anche un ambiente stimolante e affascinante per i net citizen.

postato da barboun | 09:12 | commenti (7)
media, attualitĂ 


giovedì, 14 dicembre 2006
 

Pi(ù)-no-c'(h)è(t)

È morto in età avanzata, come forse ognuno di noi potrebbe desiderare. Tra i familiari vicini al capezzale e le attenzioni premurose dei medici che lo avevano in cura.
Confortato infine dall’estrema unzione, come si conviene per ogni buon cristiano.
In un giorno di primavera cilena, all’età di 91 anni, il dittatore Augusto Pinochet è stato stroncato dall’aggravarsi di un attacco di cuore che lo aveva colpito una settimana fa. Fortunato anche in questo, gli è stata risparmiata l’agonia che amava somministrare durante le torture inflitte agli oppositori della sua lunga dittatura militare.

Pinochet salì al potere in Cile nel 1973 con un drammatico colpo di stato contro il governo democratico del socialista Salvador Allende, e dominò con un pugno di ferro il Paese per 17 anni. Nell’estremo tentativo di difendere il palazzo presidenziale, La Moneda, il Presidente cileno Salvador Allende preferì togliersi la vita piuttosto che subire l’umiliazione inflitta dai golpisti.

Secondo gli esperti il colpo di stato di Pinochet dimostrava in modo feroce quanto le gerarchie militari cilene erano contrarie ad un governo di sinistra, anche se vincitore di regolari elezioni, in un’epoca segnata dalla Guerra Fredda e, al contempo, quanto paventavano la diffusione in America Latina della rivoluzione comunista già compiuta da Castro a Cuba.
Ma molti documenti che negli ultimi anni sono stati desecretati hanno anche dimostrato il ruolo ricoperto dagli Stati Uniti per affermare il dominio della giunta militare cilena, e l’interesse del governo dell’allora Presidente americano Nixon a destabilizzare in segreto il governo di Allende attraverso la Cia.

Negli anni della sanguinosa dittatura militare, Pinochet represse attraverso la Dina, la polizia segreta, ogni voce di dissenso nel Paese perpetrando sistematicamente le più inumane atrocità verso gli oppositori democratici, quali rapimenti, esecuzioni, torture e stupri in campi di concentramento segreti.
In questo modo vennero eliminate più di 3,200 persone, mentre in 28,000 subirono le torture della polizia segreta. 200,000 sono state calcolate poi le persone che nel corso degli anni sono fuggite dal Cile in cerca di asilo politico in altri Paesi.
Le repressioni del regime vennero perseguite però anche all’estero attraverso la creazione di un’alleanza tra i servizi di intelligence latinoamericani, denominata Operazione Condor, con il compito di scovare ed eliminare in tutto il globo i diessenzienti fuggiti.

Solo nel 1988, in seguito alla crescita di un movimento a favore della democrazia, Pinochet accondiscese ad un referendum che doveva decidere riguardo la conferma del suo potere. I cileni che dissero no alla dittatura furono il 57% e questo voto storico preparò la strada per il ritorno alla democrazia.
Come era prevedibile nelle elezioni politiche successive al referendum vinse una coalizione progressista formata da Cristiano democratici e Socialisti, ma il generale continuò a mantenere la carica di capo delle forze armate fino al 1998, e di senatore a vita fino al 2004, assicurando l’immunità per sé e i suoi scherani.
Nel 1998, nel corso di un viaggio in Inghilterra dove si era recato per cure, il dittatore cileno venne arrestato su richiesta del giudice spagnolo Baltasar Garzon per i crimini compiuti a danno di cittadini spagnoli durante gli anni della dittatura. Ma dopo 17 mesi e nel corso di un dibattimento in cui appariva debilitato nel fisico e fiaccato dalla demenza il Generale venne risparmiato alla giustizia per ragioni umanitarie in quanto non più in grado di sostenere un eventuale processo.

Sebbene in una posizione ormai secondaria, Pinochet ha trascorso gli ultimi anni della sua vita negli agi delle ricchezze accumulate nel corso della sua dittatura, calcolate in un patrimonio di 27 milioni di dollari depositati su conti esteri, e soprattutto al riparo dal conto del suo passato con la giustizia, in un Paese che ha dovuto fare della “pacificazione” il pilastro su cui poter costruire il ritorno ad una fragile democrazia.
Il 25 novembre scorso nel discorso pronunciato in occasione del suo 91esimo compleanno Pinochet aveva dichiarato: “Oggi, vicino alla fine dei miei giorni, voglio che sia chiaro che non serbo rancore nei confronti di nessuno e che amo il mio Paese sopra ogni cosa”. A dir poco magnanimo.
Che non riposi in pace.
postato da barboun | 00:02 | commenti (5)
attualitĂ 


lunedì, 11 dicembre 2006
 

Una comunitĂ  che inquieta l'America: i Mormoni

Sarà dura far accettare la poligamia come una cosa giusta e cristiana, che rende le donne libere e fa evolvere la condizione spirituale dell'uomo, ma questa è la sfida di Anne Wilde, portavoce dei poligami dello Utah. Tuttavia il suo compito è reso particolarmente difficile dalla stampa, alimentata da eventi tutt'altro che celestiali. Caso bersagliatissimo è stato quello di Warren Jeffs, "profeta" di una comunità poligama nello Utah, accusato di corruzione nei confronti di una minorenne che pare avesse costretto al matrimonio con un uomo. L'accusa sostiene che alla ragazzina sia stato ordinato di riprodursi per popolare la terra pena la dannazione eterna.
Jeff è stato il capo spirituale della Chiesa Fondamentalista di Gesù Cristo dei santi dell'Ultimo Giorno, gruppo-setta concentrato tra l'Utah e l'Arizona.
In realtà la poligamia ha le sue radici nel mormorismo delle origini, la cui chiesa venne fondata da Joseph Smith, che per primo rivelò il principio del matrimonio celestiale.
La persecuzione costrinse i mormoni a chiudere con la poligamia quando il governo federale americano diede loro un ultimatum: abbandonare la pratica o perdere tutti i terreni.
Nel 1935, la poligamia divenne un crimine nello Utah, punibile anche oggi con 5 anni di carcere. Nonostante ciò, in anni recenti c'è stato un disgelo nei rapporti tra le autorità civili e i poligami dello Utah. Pertanto, non è un caso che Jeffs sia sotto processato per corruzione di minorenne piuttosto che per i matrimoni contratti e celebrati. Altri recenti processi hanno riguardato inoltre il sesso con minorenni e l'abuso delle agevolazioni statali a sostegno delle mogli.
Con Warren Jeffs le regole all'interno della comunità divennero molto più severe e soffocanti: niente computer, costumi da bagno, colori vivaci e perfino escursioni in campagna. Bisognava indossare biancheria intima lunga, bottoni sempre chiusi e camicie con le maniche lunghe.Venne creato "il libro della gioia", una lista di ragazzine pronte a contrarre matrimonio.
Il processo contro Jeffs è iniziato il 21 novembre scorso e riprenderà il 14 dicembre ed è l'ultimo episodio destinato ad alimentare una campagna di diffidenza che si riverbera sui quasi 5 milioni di mormoni che attualmente vivono negli Stati Uniti.
postato da miranda84 | 11:16 | commenti (2)
attualitĂ 


mercoledì, 06 dicembre 2006
 

Coppie di fatto

In Italia sono più di mezzo milione le coppie di fatto che attendono il riconoscimento dell’unione civile senza per questo dover aderire all’istituto giuridico del matrimonio. Una questione che si protrae ormai da anni,  che vede il centrodestra e larga parte della centrosinistra cattolico caparbiamente ostili a quella che invece sarebbe una conquista di civiltà: l’ampliamento degli stessi diritti di cui godono le coppie fondate sul matrimonio anche alle coppie di fatto etero e gay.

Una sorprendente eccezione allo stutus quo italiano è stata però offerta da Padova dove il consiglio comunale ha approvato con i voti del centrosinistra una mozione con cui le coppie di fatto potranno avere il riconoscimento anagrafico di “famiglia fondata su vincoli affettivi”.

Lungi dall’essere un registro di unioni regolamentati da Pacs, con il riconoscimento anagrafico attuata dal Comune di Padova viene estesa anche alle coppie di fatto l’attestazione di famiglia anagrafica basata su legami affettivi, fino ad ora rilasciata solo alle persone sposate.

La mozione prende spunto dal regolamento attuativo del 1989 firmato da Cossiga e Andreotti, allora rispettivamente Capo dello Stato e Capo del Governo, di una norma risalente al 1954 secondo la quale “agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozioni, tutela o da vincoli affettivi”.

Come spiega Alessandro Zan, consigliere comunale dei DS e presidente veneto dell’Arcigay, in questo modo il Comune di Padova permetterà “di poter usufruire dei diritti e dei benefici che molte leggi attribuiscono alle coppie di fatto, ma dei quali non potevano godere in assenza di una certificazione ufficiale dell’anagrafe”. Con l’augurio che la stessa scelta, in attesa dell’approvazione dei Pacs dal parlamento italiano, venga presto compiuta anche da altre città italiane.

 

 

postato da barboun | 19:01 | commenti (7)
attualitĂ 


sabato, 02 dicembre 2006
 

File sharing 2

In marcia per dire no alla Legge Urbani. Domenica 10 dicembre si terrà a Milano una manifestazione contro la norma introdotta dal governo Berlusconi e mantenuta dal governo di centrosinistra, con cui si sanziona il filesharing di opere protette da copyright anche quando non vi è lo scopo di lucro.

Promossa da Scambio etico in collaborazione con l’Associazione Radicale Enzo Tortora, la manifestazione prenderà l’avvio alle ore 12,00 da P.zza Santo Stefano fino a P.zza della Scala, dove si concluderà con gli interventi di varie personalità impegnate nella difesa dei diritti del cittadino nella Rete.

Sono sempre più numerose infatti le iniziative che chiedono ai governi di modificare e ripensare le ormai obsolete leggi sul diritto d’autore che, in nome della difesa delle opere artistiche, di fatto stroncano la diffusione a basso costo della cultura offerta da internet.

Va quindi nella giusta direzione l’iniziativa promossa da Scambio Etico che cerca di inquadrare in una nuova cornice il filesharing considerato che la repressione è una via impraticabile. Per individuare, insieme alle forze politiche, nuove proposte di regolamentazione di una pratica che, laddove non c’è scopo di lucro, può contribuire a elevare la crescita culturale della società dell’informazione.

postato da barboun | 14:38 | commenti (2)
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